Rischia di perdere da solo qualcosa come 600 milioni (stime della Camera di commercio a margine della Giornata dell’ecnomia). E’ il settore più fragile uscito dal lockdown e anche quello nel quale Arezzo era decollata per ultima, e in maniera ancora marginale, almeno rispetto al resto della Toscana, ossia il turismo. Ancora una volta parlano le cifre. Il 2019, che pure era stato un anno discreto, si era chiuso con 603 mila arrivi (il 5,4 per cento in più) e un milione e mezzo di presenze (sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente). Non moltissimo in una regione che di turismo vive, terz’ultima posizione, davanti soltanto a Prato e Massa Carrara....

Rischia di perdere da solo qualcosa come 600 milioni (stime della Camera di commercio a margine della Giornata dell’ecnomia). E’ il settore più fragile uscito dal lockdown e anche quello nel quale Arezzo era decollata per ultima, e in maniera ancora marginale, almeno rispetto al resto della Toscana, ossia il turismo. Ancora una volta parlano le cifre. Il 2019, che pure era stato un anno discreto, si era chiuso con 603 mila arrivi (il 5,4 per cento in più) e un milione e mezzo di presenze (sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente). Non moltissimo in una regione che di turismo vive, terz’ultima posizione, davanti soltanto a Prato e Massa Carrara. A voler essere precisi il 4 per cento della Toscana, con le altre due province del sud al 14 per cento (Siena) e all’8 per cento (Grosseto). Senza neppure prendere in considerazione Firenze, che da sola valeva il 37 per cento.

Bene, la crisi da Covid si abbatte pesantemente su una realtà già instabile, fatta di 17 mila imprese del comparto ricettivo vero e proprio, del commercio e anche dei servizi alla persona. La stima dell’ufficio studi della Camera di Commercio è che sia a rischo in questa estate del nostro scontento l’80 per cento dei flussi annuali, il che la dice lunga sulla difficoltà di un settore che solo ora comincia a muovere i primi passi dopo la paralisi totale da marzo fino al 3 giugno, data di riapertura dei confini regionali e quindi di riavvio dei movimenti turistici. Nei mesi del Covid sono andate persi 150 mila arrivi e 300 mila presenze, il calcolo è che adesso possano finire in fumo altri 280 mila vacanzieri per quasi 900 mila pernottamenti.

Da aggiungere che arrivi e presenze nelle strutture ricettive (quelli che vengono registrati per questi calcoli ufficiali) sono solo una parte dei movimenti complessivi, fra i quali hanno parte preponderante, soprattutto nel capoluogo, i cosiddetti turisti mordi e fuggi, quelli cioè che si fermano dalla mattina alla sera, senza pernottare. Non figurano nelle statistiche, ma comunque spendono nei ristoranti, nei bar, nei negozi e anche loro sono tornati finora in maniera molto relativa. L’esempio più classico è quello della Fiera Antiquaria, che è alla seconda edizione dopo il lockdown, ma con presenze limitate. E’ l’intero circuito della microeconomia del centro storico a soffrire di questa situazione, nè è possibile prevedere in che modo, e con quali risultati, si svolgeranno altri due grandi eventi del turismo da un solo giorno, il Mercato Internazionale di ottobre e la Città di Natale, dalla metà di novembre fino alla fine dell’anno.

Le due città della provincia destinate a soffrire di più sono Cortona, indubbia capitale turistica dell’aretino, che solo adesso sta lentamente ripartendo dopo la crisi drammatica delle prime settimane post-lockdown, e il capoluogo, le cui presenze sono più basse in termini percentuali ma comunque rilevanti in valore assoluto. E’ qui che una stagione difficile andrà a incidere di più, è qui che si concenterà il grosso del calo di cui neppure la Camera di Commercio nasconde di temere il rischio. Quei 600-800 milioni di cui si diceva sopra. In gioco c’è la sopravvivenza di una miriade di piccole aziende, dal commercio agli alberghi, in gioco ci sono anche migliaia di posti, soprattutto stagionali.

Salvatore Mannino© RIPRODUZIONE RISERVATA