Saldi
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Arezzo, 23 febbraio 2021 - Sarà zona rossa? E’ la paura che corre fra i commercianti, non tanto i baristi e i ristoratori, per i quali rispetto all’arancione cambia ben poco, quanto fra i padroni delle vetrine, specie quelle di maggior prestigio, che rischiano di essere affondati nella delicata fase di trapasso fra stagione invernale e primaverile.

E c’è già chi, senza neppure bisogno che scatti il semaforo rosso paga già il prezzo: sono gli abitanti delle zone di confine, dei paesi divisi a metà fra Umbria e Toscana sui quali cala la cortina di ferro del divieto di visita anche ai parenti e agli amici, anche una volta al giorno: dall’altra parte è profondo rosso da un pezzo, la prima stretta del governo Draghi (quella di ieri mattina) va a colpire proprio quelli a cavallo del muro.

Ma torniamo ai negozi. Come dieci giorni fa in bar e ristoranti, adesso sono i signori della moda (che sia abbigliamento o calzatura poco importa) a porsi inquietanti domande, che poi si riducono a una sola: a fine mese la Toscana sarà ulteriormente retrocessa, come i dati lasciano temere? Inutile dire che il rosso è uno scenario più che probabile da domenica prossima.

Lo dicono i numeri e il governatore Eugenio Giani non lo nasconde, anche se dice che lui di mestiere non fa l’astrologo. La speranza di evitare questo nuovo salto carpiato all’indietro era affidata soprattutto all’ipotesi di creazione di una zona arancione unica nazionale, come proposto da un altro governatore, quello dell’Emilia Stefano Bonaccini.

Ma a bocciarla, in prima istanza, sono stati i suoi stessi colleghi che si trovano ancora in giallo e che vorrebbero evitare tutti i disagi dei colori peggiori. Le scelte politiche di un governo ai primi passi, oltretutto presieduto da un premier che segna una netta discontinuità col passato, sono tutte da scoprire, ma che in queste condizioni la Toscana si ritrovi in rosso da domenica è ipotesi più che concreta. Il guaio è che lo scatto del semaforo coglierebbe i negozi e i grandi magazzini in una dei momenti più critici.

Domenica infatti è il 28, ultimo giorno dei saldi e vigilia del passaggio delle vetrine alla primavera. I commercianti si sono già riforniti per il cambio di stagione e rischiano ancora una volta di ritrovarsi coi magazzini pieni di merce invendibile per almeno due settimane (il periodo minimo di permanenza in rosso con le regole attuali). Non è drammatico come per i ristoratori, che hanno dovuto buttare via tutto per svuotare i frigoriferi riempiti a San Valentino: abbigliamento e pelletteria non sono prodotti deperibili.

Ma perdere comunque almeno quindici giorni di stagione non è prospettiva che possa far sorridere chi (i negozi) passa ormai da un saldo all’altro, rimettendoci tutte le stagioni intermedie. Della kermesse di Natale sono rimasti giusto due settimane, quella di Pasqua, meno ricca ma comunque una boccata d’ossigeno, rischia di non cominciare nemmeno.

Nè le prospettive sono particolarmente liete per bar e ristoranti: è vero che la conferenza delle regioni ha proposto al governo di riaprire i locali per cena, ma è difficile che la proposta venga accolta da un guardiano del rigorismo come il ministro della salute Roberto Speranza. Insomma, anche quell’allentamento delle regole dal 5 marzo che era stato fatto balenare dal comitato tecnico-scientifico un paio di settimane fa (salvo conferma della politica) potrebbe rivelarsi un fuoco fatuo. La Grande Carestia continua.