Sotto l’albero nella casa del delitto: "Andiamo avanti per i nostri nipoti". Sulle pareti i quadri fatti da Sara

È il primo 25 dicembre dopo il duplice femminicidio e tutta la famiglia Ruschi fa quadrato attorno ai ragazzi. L’emozione del figlio della vittima per i suoi disegni: "Lei era bravissima". Quei volti segnati dalla tristezza.

Sotto l’albero nella casa del delitto: "Andiamo avanti per i nostri nipoti". Sulle pareti i quadri fatti da Sara

Sara Ruschi e il compagno Jawad Hicham. A destra: un disegno della donna

Il primo Natale senza Sara e Brunetta. "È dura, una tragedia che ha mutato le nostre vite. Andiamo avanti per i nostri nipoti", dice Alessandro Ruschi, il fratello della giovane madre di un ragazzo di 17 anni e di una bimba che tra uan manciata di giorni ne compirà 3. Alessandro si è preso cura dei figli rimasti senza l’amore di Sara, uccisa a 35 anni dal compagno Jawad Hicham con ventitrè coltellate, nell’appartamento in faccia a Porta San Lorentino. Con lei è finita sotto i colpi dell’uomo anche la madre Brunetta: tre fendenti, uno fatale.

È il primo Natale di due figli ai quali è stata uccisa la madre e con il padre in carcere, condannato all’ergastolo. Il figlio di Sara e Jawad, diventerà maggiorenne in primavera: prova a ricominciare dopo la condanna del padre che ha accolto come "una liberazione, quello che chiedevamo per mia madre e mia nonna". Lui studia e fa lo stage in un’azienda: sa già cosa significa lavorare e vuole andare avanti, riprendersi la vita, sospesa quella sera di aprile in casa, mentre lui e la sorellina stavano dormendo. Svegliato di colpo dalla nonna, ha visto tutto e ha soccorso la madre con il massaggio cardiaco. Ora ricorda i momenti belli vissuti con lei nelpoco tempo dal lavoro. E richiama alla mente, quasi come una carezza, la passione di Sara: il disegno, i quadri che conserva nella casa di famiglia.

Il volto di Sara ti insegue tra queste pareti: in una stanza i colori, le tele, i segreti di un’arte che la vita l’aveva abituata a nascondere, come la sua anima più profonda. "Era davvero brava" commenta il figlio, tradendo per un attimo quel filo di ammirazione che si perde tra i ricordi appannati della sua infanzia. Disegnava quasi esclusivamente volti femminili, a volte in primo piano, a volte a mezzo busto. Volti che ruotano intorno ai lunghi capelli neri e agli occhi e intrecciano una trama con le sue foto. Occhi a tratti grandissimi, come quelli di Margaret Keane, la pittrice che proprio intorno agli occhi aveva costruito la sua piccola leggenda.

I sogni di Sara sono racchiusi nello sguardo di una sirena: spunta dall’acqua, buca la tela ma non si capisce fino a che punto il mare intorno sia il suo paradiso o la sua gabbia. In alcuni disegni tradisce l’abbandono della donna innamorata, come nella foto che la riprende dietro a Jawad, negli anni dell’intesa. In altri si coglie il tratto della paura: o meglio della delusione profonda. Sara mascherava a fatica con i silenzi quel quelo di malinconia, che cercava di affogare nella frenesia del lavoro. Sullo sfondo dei disegni più giovanili: gli unici nei quali gli occhi sono davvero spalancati al mondo. In genere abbinati a una sfilata di vestiti, frivoli quanto semplici: una sorta di abiti delle bambole, lo scenario di una stagione di giochi mai iniziata o finita troppo presto. Un pò come per i figli, ai quali il gelo familiare, prima ancora dei coltelli, avrebbe strappato l’infanzia. E che ora provano a ricominciare, ma con Sara e Brunetta sulla pelle e nel cuore.