
Paolo Zignani, il 57enne. di Borello, in Romagna, da mesi vittima di atti persecutori compiuti nei suoi confronti da due donne, madre e figlia, originarie del Casentino. La sua. vicenda è stata raccontata anche dalla Rai
BADIA PRATAGLIA
Una comunità che tira un sospiro di sollievo. E’ quella di Badia Prataglia, che dopo oltre trent’anni di episodi al limite dell’incredibile, è arrivata la svolta definitiva nella vicenda delle due donne, madre e figlia, che hanno vessato gli abitanti del paese e, negli ultimi tempi prima della loro presa in custodia, l’autotrasportatore Paolo Zignani di Cesena, destinatario di oltre 800 episodi di molestie e servizi non richiesti.
Le due donne, che a febbraio erano state ricoverate in psichiatria al San Donato su disposizione del sindaco di Poppi Federico Lorenzoni tramite un accertamento sanitario obbligatorio, sono state dichiarate non imputabili per incapacità di intendere e di volere. La decisione arriva dopo anni di denunce, processi e relazioni psichiatriche che hanno evidenziato una condizione mentale gravemente compromessa per entrambe le donne.
La figlia, 36 anni, ritenuta socialmente pericolosa dal magistrato di sorveglianza di Firenze, sarà ora separata dalla madre e trasferita in una struttura protetta specializzata in disturbi psichiatrici. Tra i motivi, l’influenzabilità della donna da parte della madre, che adesso si trova in una struttura a parte.
Un epilogo atteso da tempo. "Finalmente finisce un supplizio", aveva commentato Fabio, figlio e fratello delle due donne, mentre lo stesso Zignani aveva raccontato alla stampa il proprio calvario: "Ricevevo telefonate continue anche di notte, non dormivo da mesi".
Tra i casi più clamorosi messi in atto dalle due donne, 50 carri funebri inviati nel giro di cinque mesi a casa del camionista con tanto di addetti al ritiro della “salma”, ma anche restauratori, fiorai, corrieri con bomboniere e persino uomini contattati tramite siti di incontri. La figlia aveva persino creato un profilo online fingendosi la moglie del 57enne.
Una serie di atti di stalking anche piuttosto elaborati e sofisticati, che hanno messo a dura prova gli abitanti stessi del piccolo paese nel cuore del casentino, che raccontavano di telefonate, dispetti vari e minacce a chi si avvicinasse all’abitazione delle due donne.
Una vicenda assurda che ha trovato finalmente un punto fermo: Badia Prataglia può tornare alla normalità, anche se restano aperte riflessioni su come sia stato possibile arrivare a trent’anni di escalation prima di un intervento risolutivo.