Giallo nella scuola media
Giallo nella scuola media

Arezzo, 14 maggio 2019 - E’ un professore che allunga troppo le mani, secondo l’accusa della mamma di un alunno strattonato in classe, oppure ha ragione lui a dire che era soltanto un gesto scherzoso, male interpretato da un ragazzino con più voglia di fare chiasso che di studiare la chitarra? La patata bollente dovranno maneggiarla i carabinieri e la procura, ma certo le conseguenze possono essere pesanti.

Dall’iscrizione dell’insegnante (57 anni, di cui 33 trascorsi in classe) nel registro degli indagati al provvedimento di sospensione che la scuola potrebbe prendere nei suoi confronti. Restano i fatti, ma anche quelli sono una specie di Rashomon, nella quale la realtà cambia a seconda della prospettiva dalla quale la si guarda.

Di sicuro c’è solo che un tredicenne, studente di seconda media presso un istituto comprensivo dell’alto Casentino, è stato preso per la felpa dal professore di musica e ricondotto al suo posto, davanti a tutta la classe. Poi le versioni divergono.

La mamma, che si basa ovviamente sul racconto del figlio, parla di un gesto violento, di uno scatto d’ira che è costato al teen-ager di finire a terra e di farsi male al punto di dover ricorrere alle cure del pronto soccorso. L’insegnante ammette sì il momento di rabbia ma parla di qualcosa di più lieve, un tocco leggero della mano che aveva il solo scopo di riportare il ragazzino alla sua sedia, in modo che non disturbasse più la lezione.

Comunque sia, quando il tredicenne è tornato a casa, ha raccontato tutto alla madre (che, come il padre, è stata anche lei allieva del prof). E’ stata lei ad accompagnarlo all’ospedale di Bibbiena dal quale è uscito con sette giorni di prognosi. Poi ha telefonato alla dirigente scolastica e ha presentato la denuncia ai carabinieri.

Da ieri l’intero dossier è nelle mani del Pm di turno Angela Masiello, che lo trasmetterà poi al pool per i reati contro le fasce deboli. Il professore potrebbe essere indagato per lesioni lievi, ma anche la scuola pare intenzionata a usare il pugno di ferro, fino alla sospensione cautelare del docente di musica, almeno se non si arriverà a una schiarita sulla reale natura del gesto, che adesso è tutta affidata non solo alla doppia verità dell’alunno e dell’insegnante, ma anche a quella dei compagni di classe, che sono stati testimoni in diretta dell’episodio.

E proprio qui sta la delicatezza del caso. I ragazzi sono tutti minori, non possono essere sentiti come se fossero adulti che firmano un verbale dinanzi ai carabinieri. Vanno ascoltati, come si dice in gergo, in una modalità protetta che dovrà essere stabilita dai Pm.

Per ora non è stato sentito neppure il professore, che si difende con la passione di chi ancora crede nella funzione educativa della scuola: il mio era solo un modo per ristabilire la calma, che non voleva far male a nessuno nè tantomeno offendere qualcuno. E la mano? «La prossima volta me la tengo in tasca, anzi la uso per leggere il giornale. Tanto ormai a scuola funziona così».