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5 lug 2021

Sconti "disarmati": viaggiano dal 30 al 70% ma non bastano a lanciare i saldi

Stagione con il freno. Quanto serve per rivestirsi: dai cento euro o poco più delle catene fino ai mille che possono servire in un’insegna di lusso. Così le occasioni

5 lug 2021
salvatore mannino
Cronaca
ARCHIVIO MILANO SALDI ESTIVI SHOPPING
Saldi estivi, shopping a Milano
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Saldi estivi, shopping a Milano

Arezzo, 5 luglio 2021 - Si saldi chi può. Nel senso che al secondo giorno le svendite d’estate devono ancora decollare: buono ma senza entusiasmi il sabato con la notte bianca, ancora meno buona e ancor più senza entusiasmi la domenica. Sarà il caldo, sarà il luglio delle vacanze già cominciate che inizia a svuotare la città, sarà la pioggia (una maledizione nei giorni di Fiera Antiquaria ormai) che bagna il pomeriggio rendendolo ancora più afoso. ma anche il giorno dopo la folla dei saldi non è certo quella dei tempi migliori.

Il Corso, cuore di quel centro commerciale naturale che corrisponde alla città storica, è forse più gonfio (di gente) che in una domenica d’estate, ma i pienoni di una volta sono un’altra cosa. E l’outlet di Foiano, l’altro grande polo del commercio provinciale, tiene ma senza toccare le punte da record degli anni d’oro.

E’ una stagione delle svendite che segna sì la ripartenza rispetto ai momenti cupi che abbiamo vissuto fino ad aprile, ma che non ha ancora lo slancio perchè si possa dire che il peggio è definitivamente passato. In mancanza delle folle che non ci sono, dunque, conviene guardare alla politica dei prezzi con la quale i negozi cercano di attirare una clientela ancora svogliata.

Rispetto al pre-Covid c’è qualche sconto in più, ma nel complesso le cifre sono quelle tradizionali, anche se al solito non manca chi la spara grossa. Ad esempio Ovs, uno dei grandi magazzini che si guardano in piazza San Iacopo, sulle cui vetrine spunta l’ormai tradizionale «fino al 70 per cento». Come sotto le insegne di Doppelganger, catena di abbigliamento di piazza Risorgimento.

Il classico specchietto per le allodole: si entra attirati dal maxi-ribasso, che riguarda solo alcuni capi selezionati e si finisce per comprare anche la merce in cui lo sconto è molto più basso. Un richiamo al quale rinunciano i due marchi della catena spagnola cui fanno capo Zara e Stradivarius, nomi cult dell’abbigliamento a prezzo contenuto senza rinunciare al trendy. Nelle vetrine di entrambi non si sono i ribassi gridati a numeri di scatola, ma solo gli sconti capo per capo, a giudicare a colpo d’occhio fra il 30 e il 50 per cento.

Sufficiente perchè ci sia movimento anche intenso ma non per raggiungere l’assedio di prima del Covid in giornate come queste. E’ tutto più rarefatto, come un film al rallentatore. Del resto, sono lontanissime dalle code fuori dai negozi (una volta servivano anche i vigilantes, ora spariti, per tenerle a bada) anche le quattro insegne lungo il medio Corso dell’intimo a buon mercato, da Tezenis a Intimissimi e Calzedonia.

Qui però siamo quasi alle cifre di saldo più alte: fino al 50 per cento. Anche questa un’abitudine della stagione dei ribassi. Il metà prezzo è il richiamo col quale si presenta pure un’altra catena di abbigliamento modaiola ma popolare, Dan John. Le vetrine d’alto bordo sono invece quasi tutte schierate sulla parola d’ordine del meno 30 per cento.

Fa in parte eccezione Carlo Donati, che punta sul meno 40, ma è solo, compreso il figlio Stefano di Donati Sportswear, pure lui fermo al 30, al pari di Paolo Ricci, Prestige di Anna Maria Polci e Maior. Ancor più tirato quanto a sconti il tempio della calzature di lusso, Sabot, che sta fra il meno 20 e il meno 30, linea sulla quale si attesta il fratello Leonardo con l’Albero, sempre scarpe e pelletteria di livello.

In conclusione, quanto serve per rifarsi il guardaroba a prezzi di saldo? Anche più di mille euro, se si sceglie il lusso di Sugar e di Beppe Angiolini, sia per l’uomo che per la donna. Per i maschietti, puntando sulle catene o sugli outlet, ci si può rivestire con cento euro o poco più.

Stessa cifra che basta alle donne se si accontentano dei grandi magazzini, senza andare a cercare l’abito griffato. La festa (delle svendite) è appena cominciata, i commercianti si augurano di cuore che non sia già finita come nell’antica canzone di Sergio Endrigo.

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