Ospedale, reparto Covid
Ospedale, reparto Covid

Arezzo, 18 luglio 2021 - La curva ha ripreso a salire. Veloce in Toscana, dove in una settimana ha quasi raddoppiato il numero dei contagi. Più timidamente dalle nostre parti, dove pure la risalita è evidente. Anche ieri 12 casi, che non sono nulla davanti a quello che abbiamo vissuto nella seconda e poi nella terza ondata, Ma sono campanelli d’allarme che ti spaccano i timpani.

Di quei dodici cinque sono ad Arezzo: uniti ai sei del giorno prima fanno undici in 48 ore. Il timore di Danilo Tacconi, il primario di malattie infettive, comincia a diventare realtà: arrivano i primi effetti dei caroselli per le vittorie dell’Italia. Forse ancora della semifinale con la Spagna e incrociamo le dita per capire cosa possa portarci in eredità il trionfo con l’Inghilterra.

E si rialzano perfino i ricoveri. Ieri il secondo caso a terapia intensiva, oggi la riapertura del reparto Covid, con un nuovo paziente. Dodici casi; oltre Arezzo c’è un’altra volta Lucignano con una coppia di positivi. E ce n’è uno a Foiano, il segnale di malessere della Valdichiana che già i dati sui distretti suggerivano. Altri tre a Bibbiena, in un Casentino che invece sembra soffrire dei ritorni dei ragazzi dal’estero, un anno dopo l’odissea di Corfù.

Nove su dodici hanno meno di 30 anni, quattro addirittura sono minorenni o freschi del diciottesimo anno di età: ma cominciano ad essercene due tra i 75 e i 79 anni, l’età più critica vista la copertura a tappeto del vaccino sopra gli ottanta. Vaccino: la parola d’ordine per schivare l’ennesima ondata. Oggi in Regione dovrebbero maturare novità importanti.

Si parla di un’accelerazione dei richiami con AstraZeneca, quelli riservati dai 60 anni in su: perché con Delta una dose non basta, non basta nemmeno a scongiurare le ricadute ospedaliere. E di over 60 ancora senza richiamo ce n’è a migliaia. La seconda mossa potrebbe essere garantire Pfizer proprio ai sessantenni. Davanti ad Astra scappano, il portale non cresce, i semafori restano verdi e le slot vuote.

Da qui il tentativo di fornire il «piatto» più ghiotto del cabaret vaccinale: fare presto, anticipare Delta. Che purtroppo tra le sue caratteristiche ha quella di contagiare il 60% in più delle altre forme. In una Toscana che sulle seconde dosi è indietro.

E’ la denuncia del parlamentare Stefano Mugnai, passato a «Coraggio Arezzo» e che dall’inizio della campagna spara a palle incatenate sui ritmi tenuti dalla Regione, sulla mossa delle categorie e ora sul ritardo dei cicli completi. Intanto ieri, come vi avevamo anticipato, è stata raggiunta quota trecentomila dosi complessive, tra prime e seconde.

Un traguardo non da poco ma che ha bisogno di una ciliegina sulla torta. Mentre dietro l’angolo si affaccia l’appuntamento con la scuola. Senza una vaccinazione a tappeto, rischiamo di ricadere dove non dobbiamo: nella Dad, nelle percentuali di studenti in presenza e a casa, in una scuola sostanzialmente mutilata.

La Regione è pronta a passare la palla ai medici di famiglia, determinanti dai 50 anni in su e quindi sulla fascia più critica, e ai pediatri: e a loro toccherà soffiare sul fuoco della vaccinazione dei dodicenni. E non solo, perché già si affacciano ipotesi concrete di scendere ancora, per arrivare almeno fino a tutte le elementari.

La curva nord dei contagi risale, la curva sud dei vaccini prova a rispondere: in palio ci sono la salute e le poche libertà che avevamo riconquistato. Valgono più di tre punti, hanno il peso di uno scudetto