Rinnovo del Ccnl della scuola: un no unanime dallaUil scuola

“Questa ipotesi di contratto appena concluso in molti casi le peggiora le condizioni di vita”

Arezzo, 23 ottobre 2023 – Un No unanime al rinnovo del contratto nazionale della scuola si leva dalle voci dei presenti alla riunione interprovinciale della UIL Scuola Toscana, tenutasi all’Hotel Minerva di Arezzo lunedì 16 ottobre e comprendente i territori di Arezzo, Siena e Grosseto.

All’incontro era presente il Segretario Generale della UIL Scuola RUA Toscana Carlo Romanelli, i Segretari provinciale di Arezzo, Siena e Grosseto - rispettivamente Valeria Bigiarini, Silvio Bonechi e Fabio Severi - e il Segretario nazionale Giancarlo Turi, tutti riuniti per spiegare le ragioni della mancata firma sul CCNL di riferimento.

Secondo la Segreteria nazionale, “i contratti si sottoscrivono per migliorare le condizioni di vita e di lavoro del personale. Questa ipotesi di contratto appena concluso non solo non le migliora, ma in molti casi le peggiora poiché si traduce in un indebolimento della scuola dell’autonomia e della Comunità educante.

È mancato il coraggio di fare scelte importanti e decisive per il futuro dei lavoratori della scuola statale del paese. Ci si è solo preoccupati di rimanere nel solco del percorso tracciato dalla legge, lasciando al contratto uno spazio del tutto marginale.

La parte normativa migliorata in pochissimi aspetti, anche con il contributo a volte determinante della nostra organizzazione sindacale, non è bastata a compensare quanto di negativo sia stato introdotto nell’articolato che ha peggiorato notevolmente il testo contrattuale rispetto a quello precedente.”

Le ragioni del No In primis si parla di coerenza: come poter accettare qualcosa che era già stato contrastato a suo tempo? Inoltre, appare evidente che, se un contratto si sottopone ai vincoli di legge, perde la sua natura pattizia e ha poca ragione di esistere.

Nello specifico, gli argomenti “caldi” sono la mobilità del personale, per cui è chiaramente scritto che è trattata in subordine alla legge; le relazioni sindacali e la loro trasparenza, indicando come non sia più possibile associare i nominativi ai compensi ricevuti dal Fondo di Istituto; le scuole italiane all’estero, la cui parte dedicata è stata completamente eliminata; la materia della responsabilità disciplinare per la seconda volta - era già avvenuto con il contratto 2016/18 - viene rinviata; infine la mancata valorizzazione, accompagnata da un’ulteriore precarizzazione, del personale ATA.

Carlo Romanelli pensa che “un contratto non si firma se peggiora le condizioni dei lavoratori. I docenti avranno difficoltà a spostarsi e il personale ATA nuovi compiti e perdita di certezze di assegnazione alle scuole. Rischiano in alcuni casi di affrontare una rotazione ogni tre anni.

Oppure di avere nuove funzioni. Insomma si chiede di più senza neppure un riconoscimento economico”. Secondo Giancarlo Turi, “è la prima volta che un contratto peggiora le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori. Per questo abbiamo ritenuto di non sottoscrivere il CCNL 2019/21”.

Continua Turi spiegando che lo ritengono “regressivo, in quanto lesivo dei diritti dei lavoratori della scuola; divisivo, perché destruttura la Comunità educante valorizzata con il precedente CCNL 2016/18; riduttivo del modello di scuola autonoma statale di rango costituzionale; limitativo della contrattazione di secondo livello; infine esclusivo ed escludente, in quanto continua a ignorare le macro problematiche che si trascinano irrisolte da troppo tempo (i procedimenti disciplinari del personale docente datano 1994,quelli del personale in servizio nelle scuola italiane all’estero risalgono al 2017)”.

Secondo Valeria Bigiarini, “con l‘attuale ipotesi di rinnovo del CCNL, la contrattazione e le relazioni sindacali in genere, vengono sostituite dal concetto “dell’adesione” ad atti normativi già preesistenti, aprendo un solco inarrestabile tra il valore pattizio dell’opera sindacale e ripristinando la supremazia della legge sul contratto.

Un salto nel buio per la scuola italiana ove il concetto di “privatizzazione del rapporto ” quale espressione di decentramento amministrativo e normativo, perde voce, lasciando spazio a un prepotente ritorno del “potere” Statale”.

Come non concordare col Segretario Generale UIL Scuola RUA nazionale: coerenza e determinazione sono e saranno alla base della nostra linea di azione sindacale.