Enrico Rossi con Vincenzo Ceccarelli
Enrico Rossi con Vincenzo Ceccarelli

Arezzo, 10 gennaio 2019 - Sanità in crisi? Ospedali aretini senza 9 primari? Toscana declassata? A tutto campo risponde il presidente della Regione Enrico Rossi.

Cadono i primari uno dietro l’altro, le sembra una situazione normale che negli ospedali aretini ne manchino nove?
«No, è vero. Siamo in ritardo e lo ammetto senza reticenze. Purtropo si è venuto a creare un incrocio imprevisto tra pensionamenti e ritiri, un ingorgo al quale rimedieremo rapidamente».

In che modo?
«Stiamo mettendo in piedi i concorsi per la sostituzione dei primari».

I tempi?
«A seconda dei casi in 4-6 mesi, al massimo in nove».

E intanto?
«Non è che i reparti interrompano il servizio o che l’ospedale perda l’eccellenza sempre dimostrata. Aggiungo che i primari che sono andati via verranno sostituiti al più alto livello».

Anche il direttore generale sta per lasciare...
«E questo può aver contribuito ai problemi della fase attuale, ma sono sicuro che Enrico Desideri, con la sua professionalità ed esperienza, darà una grande spinta a individuare le soluzioni giuste. Non escludo inoltre la possibilità di una proroga temporanea per Enrico in modo da scegliere con più tranquillità il nuovo direttore generale».

Si fa il nome di D’Urso, ce lo conferma?
«Non confermo nulla. D’Urso è un nome come può essere quello di Simona Dei. Ma ho anche un altro paio di nomi in mente. Vedremo».

Non solo in pensione, i primari se ne vanno anche verso il privato. la spaventa questo?
«Non inseguiamo chi va nel privato, la sanità non è un mercato a chi paga di più e noi comunque non ci stiamo».

E’ vero però che anche tanti pazienti adesso voltano le spalle alla sanità pubblica...
«Non mi risulta. Ad Arezzo la sanità privata eroga ai cittadini non più del 7-8% delle prestazioni, percentuale non di molto superiore alla media toscana. Vero è, e non faccio fatica ad ammetterlo, che qui avete un polo privato di valore che ha un’attrattività importante per i pazienti che arrivano da fuori regione. E’ in questo modo che i numeri si impennano, non già perché gli aretini abbandonano il pubblico».

Le Asl di area vasta nel mirino della polemica: fuga dagli ospedali e servizi di minore qualità sono le accuse. Cosa risponde?
«Rispondo che non è così. La riforma delle grandi Asl ha portato a salvare molte più vite, sono assolutamente positivi gli esiti che abbiamo riscontrato. I percorsi assistenziali hanno migliorato i cosiddetti interventi tempo-dipendenti, in altre parole quelli che accorciano i tempi di soccorso. Ed è quello che preme ai cittadini».

Intanto però la Toscana è stata declassata?
«Il riferimento di base è quello del 2016 quando c’è stato un problema con la spesa farmaceutica per la quale abbiamo sforato il budget. Non è però una retrocessione per il livello assistenziale, anzi la Toscana è insieme al Veneto la regione più virtuosa. In ogni caso nel 2018 siamo rientrati nei parametri, ma la mia domanda è la seguente: alla gente interessa più la qualità del servizio o lo sforamento di un budget?».