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10 mag 2022

Oro, la fiducia vola ma gli affari no Stand: primi bilanci, la data frena

C’è chi ha lavorato bene ma i più avevano attese maggiori. "Era importante ripartire, ora dobbiamo crescere". Sugli Usa stretti tra il rinvio della fiera di Vicenza e l’attesa di Las Vegas. Meglio centro e sud America

alberto pierini
Cronaca
L’altissimo livello degli oggetti e dell’ambientazione tra i corridoi dei padiglioni di Arezzo Fiere
L’altissimo livello degli oggetti e dell’ambientazione tra i corridoi dei padiglioni di Arezzo Fiere
L’altissimo livello degli oggetti e dell’ambientazione tra i corridoi dei padiglioni di Arezzo Fiere

di Alberto Pierini

"Gli americani erano in forze a Vicenza, tra un mese c’è Las Vegas: non potevano essere anche qui". I corridoi straordinari del Palaffari brillano di luce propria: l’allestimento è di qualità e le aziende hanno fatto miracoli per presentare nel modo migliore i loro gioielli. Ma ancora il traguardo è lontano. Anche se l’oro, lo dicono i numeri, è in prepotente risalita, ad Arezzo più che mai. Ma la vetrina dell’expo deve ritrovare un suo centro di gravità.

Da uno stand all’altro due sono i tormentoni. Le attese non erano non vertiginose ma migliori dei risultati: anche se poi, qui come in ogni Fiera, ognuno fa storia a sè. "Ho lavorato bene, una ventina di contatti fruttuosi" ci sussurra un espositore, fconsapevole per primo di cantare fuori dal coro. Non è del tutto così, di voci in positivo se ne trovano. Su un punto poi sono tutti d’accordo: "Ripartire è stato importante, ora si tratta di crescere". Giudizio al quale spesso segue il "ma" non tonante dell’araldo ma un po’ deluso. "La vetrina è fondamentale ma da qui devi uscire con dei risultati: l’economia è così".

Un coro nel quale c’è chi frena più degli altri. "Se in un giorno hai un solo contatto che poi non è un contratto ma solo un’ipotesi...". I puntini te li affida. Era stato del resto lo stesso presidente di Ieg Lorenzo Cagnoni a mettere con realismo le mani avanti: "Dopo Covid e guerra non possiamo pensare ai risultati di qualche anno fa" aveva dichiarato alla vigilia. E così sta andando, anche se la partita fino ad oggi, giorno di chiusura, è ancora aperta. La data aveva trovato una sua quadra prima della bufera e forse l’avrebbe mantenuta se Vicenza fosse rimasta a gennaio. Ma non è andata così. "I buyers non possono presenziare a tutte le date: e per gli Stati Uniti Las Vegas è uno snodo". Poi il Ramadan. "E’ finito da una settimana: troppo poco per avere chi lo ha attraversato"

E così i segnali positivi arrivano da mercati altrove defilati: i più indicano centro e Sud America, altri l’Iran. Poco il mercato italiano. "Vengono per ordini minimi ma per quelli ci sono le gioiellerie" ironizza un operatore navigato. E non sarà facile rimettere le bocce a posto nel 2023: perché Vicenza si va orientando su febbraio, l’ombra di Dubai e degli States ci sarà ancora.

Di sicuro almeno le incertezze legate alla pandemia si dovrebbero dissipare, consentendo un lancio ancora più martellante. Della guerra nessuno parla. "Ma è un crinale – ci confida un protagonista – dal quale è cambiato tutto". Nella torre di Babele di Arezzo Fiere si parlano tutte le lingue del mondo. "Only english" ci fermano due espositori europei. Sì ma insomma, com’è andata... "So and so" scolpiscono nell’aria. Così così: e se avessimo ritrovato la quadra?

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