Monaco aretino a fianco del Papa. Ferrari da Camaldoli al Vaticano. Guida tutta la liturgia del Sinodo

È l’uditore dell’evento e racconta la sua esperienza. Con lui 5 confratelli. A luglio aveva accolto Mattarella

Monaco aretino a fianco del Papa. Ferrari da Camaldoli al Vaticano. Guida tutta la liturgia del Sinodo

Monaco aretino a fianco del Papa. Ferrari da Camaldoli al Vaticano. Guida tutta la liturgia del Sinodo

Lo avevamo lasciato alle spalle del presidente della Repubblica, ospite a luglio della montagna di Camaldoli. Lo ritroviamo a fianco del Papa. In entrambi i casi con la veste bianca che è la "divisa" naturale non solo di Francesco ma anche dei monaci di Camaldoli. Padre Matteo Ferrari disegna in punta di piedi una sua parabola sotto i riflettori. Parmense di origine, religioso per vocazione, è da anni l’anima del monastero benedettino. Oltre che il guardiano. Diviso tra la semplice accoglienza dei pellegrini in arrivo e la preparazione degli eventi culturali di Camaldoli. Aretino di fatto, da sempre vive sul monte ed è profondamente innestato nella diocesi. Ora, unico al Sinodo dei Vescovi, il massimo evento ecclesiale dell’anno. Un pò come a Camaldoli guida tutta la liturgia. E lo fa a fianco del Papa.

"È una bellissima occasione - racconta - che mi è stata offerta dal Cardinale Mario Grech". È lui il segretario generale, a lui Francesco ha affidato le chiavi dell’appuntamento. Un "innamorato" di Arezzo. Il cardinale è maltese ma negli ultimi due anni è salito qui prima per offrire la sua voce al Sinodo diocesano lanciato da Riccardo Fontana, in una basilica di San Domenico strapiena e poi per guidare la Messa Pontificale alla Madonna del Conforto, il 15 febbraio del 2022. E in quell’occasione confessò di essere venuto ad Arezzo anche in incognito, solo per ammirarne le bellezze.

Un pò come aveva fatto tanti anni fa l’allora cardinale Ratzinger, insieme al fratello, per perdersi nei colori di Piero. Si è trovato a scegliere un nome per la liturgia del Sinodo e non ha avuto dubbi: padre Matteo. Lui, nei fatti, è anche uditore dell’evento, con la possibilità di seguirne passo passo le sedute. Come sta facendo. "L’appuntamento centrale di ogni giornate è la preghiera delle 8.45, l’apertura di ogni mattina".

Per quell’occasione ad affiancarlo ci sono altri 4 o 5 monaci, completando la "calata" benedettina in Vaticano. Un’esperienza senza precedenti e che chiude il cerchio. La prima Messa di ingresso del Papa dopo la sua elezione era stata servita dai francescani della Verna.

Nelle immagini padre Ferrari affianca il Papa nelle Messe solenni o nelle preghiere. "Per quegli eventi mi occupo anche del cerimoniale", racconta. Un impegno che per questa sessione procederà fino al 29 ottobre. Poi Matteo potrà riprendere la sua normale attività sul monte.

Biblista, professore all’istituto di scienze religiose, scrittore di una dozzina di libri, padre Ferrari vive da tanti anni a Camaldoli, raggiunge la sua famiglia a Parma solo negli spiragli della missione. Ha incrociato l’esperienza benedettina ai tempi di dom Emanuele Bargellini, il generale camaldolese scomparso da poche settimane. Per lui il monachesimo è al cuore del concilio. "L’ho scelto - spiega - perché si fonda esclusivamente sul battesimo, per essere cristiani non è necessario essere investiti da missioni particolari ma semplicemente seguire il Cristo".

Le missioni gli sono poi arrivate addosso in un anno che per lui rimarrà speciale. Prima per gli 80 anni del Codice di Camaldoli, ora per il Sinodo. In entrambi i casi dovendo fare i conti con i cerimonieri, vuoi del Quirinale come della Santa Sede. Ma ritagliandosi il suo spazio, tra Mattarella e il Papa.