I primi rilievi lanciano le indagini
I primi rilievi lanciano le indagini

Arezzo, 29 novembre 2018 - Cinque spari nella notte, il ladro che stramazza a terra fulminato mentre scappa, il gommista che ha reagito a un altro furto della sua serie da incubo trasformato in un eroe di Facebook, dove è subito nato un gruppo: «Io sto con Fredy». Fredy sta per Fredy Pacini, il titolare dell’azienda che da anni raccontava il suo incubo a chiunque avesse voglia di ascoltarlo: i giornali, i siti Internet, le Tv locali e nazionali.

Diceva di averne subiti 38 di furti, 38 in quattro anni (ma solo sei denunciati, dicono i carabinieri), da quando la persecuzione dei soliti ignoti lo aveva indotto a trasferirsi in pianta stabile dentro il suo capannone di via della Costituzione, nella zona industriale di Monte San Savino: addio casa, addio famiglia, un letto nel soppalco del prefabbricato, il sonno con un occhio solo, mentre l’altro (e le orecchie) erano pronti a cogliere il rumore di un altro colpo in arrivo.

Alla trentanovesima volta, Fredy Pacini ha reagito. Ha impugnato la Glock e ha fatto fuoco. Alle 3,52 del mattino, contro la sagoma che, racconta lui, si stava addentrando nell’azienda di pneumatici e di biciclette con fare minaccioso. Il gommista giura che non voleva uccidere, giura di aver sparato alle gambe e infatti ha centrato un moldavo di appena 29 anni, Vitalie Tonioc, a un ginocchio e a una coscia. Il che non ha impedito al ladro di morire un attimo dopo per strada mentre stava fuggendo col complice che è riuscito a sparire in auto. L’ipotesi più probabile è che sia stato centrato all’arteria femorale e stroncato dal dissanguamento.

Ancora non si esclude del tutto, però, lo scenario del malore che potrebbe aver colpito il moldavo, incensurato, entrato nell’Unione Europea dalla frontiera rumena solo due mesi fa, per la combinazione di freddo, paura e ferite. L’ultima parola all’autopsia, che sarà eseguita domani. E domani ci sarà anche l'interrogatorio di Fredy Pacini, il gommista che ha sparato.

L’allarme scatta quando il gommista chiama i carabinieri: correte, ho subito un altro furto. Poi una seconda chiamata subito dopo: ho sparato, c’è una persona a terra. Il resto lo ha raccontato lo stesso Fredy Pacini ancora ai carabinieri e al Pm di turno Andrea Claudiani, giunto sul posto a tempo di record.

Il risveglio arriva di soprassalto coi rumori del piccone che spacca la porta a vetri sul piazzale. Il gommista prende la pistola a fianco del letto e si affaccia dal soppalco gridando contro l’intruso. L’altro però, racconta ancora, non si ferma, avanza ancora col piccone in mano. Allora Fredy, 57 anni, gli ultimi trascorsi a presidiare il capannone, gli scarica addosso la pistola: tre colpi nel muro, dall’alto verso il basso, due alla gamba. Il resto è noto.

Se autopsia e perizia balistica confermeranno il racconto del gommista, per lui l’attuale condizione di indagato per eccesso di legittima difesa potrebbe essere ridimensionato nella non punibilità della legittima difesa. Per adesso, la traiettoria degli spari, tutti dall’alto verso il basso, paiono dire che la morte di Vitalie Tonioc potrebbe essere stata una conseguenza non voluta, la reazione contro un ladro armato, perchè un piccone è comunque un’arma.

Per arrivarci, tuttavia, bisogna passare dall’iscrizione nel registro degli indagati, perchè solo quella consente di effettuare gli accertamenti con le dovute garanzie di legge, anche per il gommista. Il quale intanto è stato trasformato in un eroe.

Facebook sta con lui, stanno con lui i compaesani che lo hanno applaudito quando è tornato dalla caserma in azienda, sta con lui anche il ministro dell’interno Matteo Salvini, che pure non è riuscito a parlarci. Freddy non se l’è sentita, è sotto choc, se lo sente addosso il peso di una vita stroncata nel pieno di un altro raid notturno.