La guerra infinita. Farmacista in Ucraina per portare medicine: "Il mio lavoro è aiutare"

Filippo Lazzerini ha raggiunto uno dei teatri incendiati dalla guerra "Il popolo ucraino ha bisogno di tutto in questo momento". I complimenti del presidente di Federfarma: "Grande gesto". .

La guerra infinita. Farmacista in Ucraina per portare medicine: "Il mio lavoro è aiutare"

La guerra infinita. Farmacista in Ucraina per portare medicine: "Il mio lavoro è aiutare"

"Per me è la normalità, questo significa essere un farmacista: strappare un sorriso a chi ne ha bisogno". Non è partito per gloria ma perché per lui, come ci ha detto, è "un dogma di vita". Così Filippo Lazzerini, farmacista aretino, è partito dalla sua Levane in direzione Ucraina per portare medicinali e generi di prima necessità alla popolazione. "Il nostro ruolo è quello di essere sempre a servizio degli altri", vale dietro il bancone ma anche al di là ci racconta Lazzerini che nella prima metà di febbraio è partito in uno dei teatri geopolitici più caldi, incendiato dalla guerra tra Russia e Ucraina che ormai va avanti da due anni. Non ha varcato il confine della Polonia perché al secondo giorno di missione è dovuto tornare in città per lavoro ma con il suo impegno ha distribuito farmaci e beni di prima necessità alla popolazione, accompagnato dal fotoreporter Niccolò Celesti. "La farmacia è sempre più centrale e al servizio dei cittadini a tutti e livelli e a tutte le latitudini: lo testimonia il grandissimo gesto del nostro associato", si complimenta Roberto Giotti, presidente di Federfarma Arezzo.

Dottor Lazzerini, perché ha deciso di partire?

"Me lo hanno chiesto in molti ma non so dare una risposta. Per me è la normalità, è questo il mio lavoro, dare una mano a chi serve aiuto, strappare un sorriso a chi ha bisogno. E’ un dogma di vita. Dare del bene a chi non ne ha. Le farmacie sono questo: un luogo dove ci sono professionisti che sono al servizio dei cittadini e questo è un servizio che dobbiamo esportare ad ogni latitudine, specie dove ce n’è più bisogno. Questa esperienza è un vanto per tutti i farmacisti".

Come è nata l’idea?

"Come detto ho voluto portare la mia professionalità là dove ci fosse la necessità di aiuto, e questo mi ha portato sul frangente ucraino. L’idea è nata circa 8 mesi fa quando mi sono recato al Consolato Onorario a Firenze, dove ho conosciuto Niccolò Celesti che mi ha parlato del suo progetto, spiegandomi le difficoltà di approvvigionamento e stoccaggio. Così ho deciso di unirmi alla causa".

Di cosa si è occupato?

"Soprattutto della fase organizzativa della missione. Ho stoccato e catalogato i farmaci che erano stati donati per l’Ucraina: materiale che poi ho diviso tra il materiale da consegnare ai medici civili e alle truppe che stanno combattendo".

Di cosa avevano bisogno gli Ucraini?

"Il popolo ucraino al momento ha bisogno di qualunque tipo di farmaco. Dalle cose più banali come una Tachipirina a quelle più complicate come l’insulina per diabetici o gli antivirali. Questo perché un servizio farmacia in alcune zone del paese non è garantito per via della guerra. Non solo farmaci comunque: abbiamo portato anche lacci emostatici, bisturi e stampelle. Vorrei precisare che non mi sono affatto sostituito ad un medico ma ho semplicemente indicato i famaci e dinanzi ad una richiesta scritta".

Partirà di nuovo?

"Sì, sicuramente sì, anche se ad ora non c’è una data per la seconda missione. Il prossimo obiettivo è consegnare all’ospedale pediatrico di Chernigiv un’ambulanza pediatrica".