Riccardo Fontana
Riccardo Fontana

Arezzo, 20 maggio 2020 - Non s’ha da fare. Niente distribuzione della comunione dell’ostia con le pinzette. A ribadirlo a chiare lettere è il Vescovo Riccardo Fontana. Che nell’arco di poche ore ha scoperto la trovata e ha riportato all’ordine il suo parroco della comunità cortonese di Centoia. «Gli ho spiegato – ci conferma Fontana – che è una soluzione che non possiamo adottare»

Gli ha confermato che così non va bene. Semplicemente perché non rientra nei protocolli definiti fino nei dettagli dalla Cei e dal Governo. Don Fabio Magini, infatti, instancabile e vivace parroco di campagna, al riavvio delle messe post lockdown, aveva deciso di distribuire l’ostia consacrata armato di pinzetta debitamente sterilizzata.

Una mossa creativa, ma considerata anomala.  E così l’arcivescovo lo ha fermato. Gli ha ribadito a chiare lettere che la Toscana, come tutta l’Italia che le sta intorno, ha precise linee guida per celebrare «in sicurezza», deliberate dai Vecoi sulla scia dell’accordo nazionale. Le linee-guida al tempo del coronavirus, infatti, sono contenute nell’accordo firmato dalla Cei e dal governo Conte.

L’attuazione concreta delle disposizioni, però, è stata rimandata ai vescovi e ai parroci che in questi giorni hanno messo a punto veri e proprio prospetti e vademecum con indicazioni precise per le singole comunità. Così ha fatto la Toscana che di fatto sembra aver scelto la via più light. Niente guanti monouso, anche perché in giro non se ne trovano e sarebbe stato un problema in più: e niente pinzetta, che ai Vescovi italiani non era proprio neanche venuta in mente.

I sacerdoti poco prima dell’eucarestia dovranno accuratamente lavarsi le mani. Lo dovranno fare in bella vista di fronte ai fedeli con tanto di gel igienizzante. Solo allora potranno distribuire l’ostia consacrata direttamente a mani nude. «L’iter che ho seguito nella prima celebrazione in Cattedrale è quello che dovrà essere applicato in tutte le nostre chiese» conferma il Vescovo.

«Prendo atto delle disposizioni – spiega Don Fabio – e già dalla messa di ieri mi sono attenuto alle direttive toscane. Non essendone fino ad ora a conoscenza la pinzetta mi era sembrata la forma più rispettosa e igienica».

L’idea della pinzetta, per altro, il sacerdote l’aveva adottata ispirandosi alla storia. Proprio le pinzette, o qualcosa di simile, pare venissero utilizzate i fino al XIX secolo in tempi di epidemia, come di peste, lebbra e colera per evitare di trasmettere la malattia insieme al «corpo di Cristo». E addirittura l’idea avrebbe radici ancora più antiche, fino al XIV secolo quando, sotto il papato di Clemente V e di Innocenzo VI, pare venisse adottata.

Tanto che nel museo di Gerusalemme ci sarebbero in mostra le pinze eucaristiche utilizzate per portare le ostie agli appestati. Ma da allora sono passati dei secoli e tante cose sono cambiate. 

Oggi in piena pandemia da coronavirus, il loro uso torna di attualità. Ma non in terra Toscana dove vengono vietate.