Il ponte sotto l’albero di don Arialdo. Il sindaco: ci sono i soldi, lo rifacciamo

Dori nella chiesa di San Gianni annuncia l’ok all’iter per ricostruire il viadotto, a tre anni dal cedimento

Il ponte sotto l’albero di don Arialdo. Il sindaco: ci sono i soldi, lo rifacciamo

Il ponte sotto l’albero di don Arialdo. Il sindaco: ci sono i soldi, lo rifacciamo

Sotto l’albero di don Arialdo c’è un ponte nuovo di zecca. Il dono lo consegna il sindaco di Sestino, Franco Dori, nel giorno di Natale, dopo la messa nella chiesa di San Gianni: "Ho ricevuto da Roma la lettera che dà il via libera ai fondi stanziati dal Pnrr, finalmente il ponte si fa".

Lui, il sacerdote arrivato nel 1956 su questi altopiani che reggono il massiccio del Sasso di Simone, ultimo lembo di Toscana tra le terre di Romagna e Marche, spalanca un sorriso.

"Grazie, grazie, che bella notizia!", esclama. Poi col piglio di chi va subito al sodo incalza: "Quando si parte coi lavori?". Presto, assicura il sindaco che si è caricato il peso sulle spalle cercando vie sicure, tra Firenze e Roma, per portare a San Gianni le risorse necessarie a ritirare su quel ponte che don Arialdo Ruggeri ha benedetto nel 1957 e sul quale fino al 2021 hanno camminato pellegrini nel percorso di San Francesco verso la Verna, agricoltori verso i campi, allevatori con le Chianine ai pascoli, una trentina di famiglie negli spostamenti quotidiani. Un ponte che attraversa il torrente Torbellino e lega la Marecchiese alla piccola frazione di Sestino. Fondamentale per ogni necessità quotidiana.

Il crollo parziale, nell’autunno 2021, aveva costretto il sindaco alla chiusura del passaggio. L’alternativa all’isolamento, è stata finora la vecchia mulattiera che sale sulle alture e fa un giro larghissimo prima di incrociare la Marecchiese. Una via scassata e stretta dove si fa fatica a passare; il carro funebre è riuscito a farlo ma solo con la ruspa a fare da apripista, per raggiungere il piccolo cimitero, vicino alla chiesa, il giorno del funerale di un parrocchiano.

A 92 anni e già in pensione, per assicurare Messa ai fedeli "sono come figli, li ho quasi tutti battezzati e sposati in oltre sessant’anni tra queste montagne" ogni domenica don Arialdo al volante della sua Panda, dalla casa del clero di Rimini dove vive, sale sulla Marecchiese, fino a San Gianni: oltre cento chilometri, andata e ritorno. Un’impresa alla sua età, ma lui l’affronta con l’entusiasmo di una ragazzo, lo stesso di quando appena uscito dal Seminario di Arezzo fu spedito quassù dal vescovo e dove è voluto restare anche quando, nel tempo, altri vescovi gli hanno offerto incarichi meno impegnativi e più comodi.

"Senza il ponte non possiamo stare, è essenziale per la mia gente già alle prese con le difficoltà della vita di montagna", sollecitava qualche mese fa quando la burocrazia sembrava aver preso possesso di quel ponte e del suo destino, imbrigliandolo nell’incertezza. Ma il sindaco Dori non ha mollato, anche quando i tempi si dilatavano senza risposte certe.

"Dopo anni di duro lavoro, con il ponte in grave dissesto che abbiamo dovuto chiudere per motivi di sicurezza, siamo riusciti a partecipare al bando Pnrr e da Roma è arrivato il via libera alle risorse per l’opera". Un intervento da 250mila euro, 70 finanziati dalla Regione, il resto dal piano europeo per le infrastrutture.

I tempi? "Convocheremo due ingegneri per il progetto. I lavori partiranno quando il Genio civile darà l’ok. Nel frattempo lanceremo il bando per le aziende interessate". Dori non si sbilancia sulla tempistica anche se assicura: "Farò tutto il possibile per farlo in tempi rapidi". E tuttavia non nasconde l’auspicio che intreccia al suo mandato amministrativo: "A giugno terminerò l’incarico e vorrei avere il ponte a posto. Dopo tanto penare in questi tre anni, mi piacerebbe davvero fossi io a inaugurarlo".

Don Arialdo Ruggeri dà un ultimo sguardo al Crocifisso giottesco sopra l’altare e che lui, con affettuosa intimità chiama Biondo (per il colore dei capelli con cui è raffigurato). Poi riprende la via di Rimini, attraversando la vecchia mulattiera.

Ma oggi ha il cuore più leggero.