di Fabrizio Paladino ANGHIARI La solidarietà e il grande cuore degli amici ha permesso ai familiari di trovare i fondi per trasportare il feretro di Bekim nel suo Paese di origine, il Kosovo. Ma sulla triste storia del giovane padre da anni residente con la famiglia ad Anghiari, morto a fine marzo in un incidente sul lavoro, emergono nelle ultime ore nuovi e inquietanti particolari. La procura di Perugia, infatti, ha aperto un fascicolo d’indagine per il reato di omicidio colposo nei confronti del due titolari dell’azienda dove il 43enne stava operando da tempo. Andiamo per...

di Fabrizio Paladino

ANGHIARI

La solidarietà e il grande cuore degli amici ha permesso ai familiari di trovare i fondi per trasportare il feretro di Bekim nel suo Paese di origine, il Kosovo. Ma sulla triste storia del giovane padre da anni residente con la famiglia ad Anghiari, morto a fine marzo in un incidente sul lavoro, emergono nelle ultime ore nuovi e inquietanti particolari. La procura di Perugia, infatti, ha aperto un fascicolo d’indagine per il reato di omicidio colposo nei confronti del due titolari dell’azienda dove il 43enne stava operando da tempo.

Andiamo per ordine. E’ il 27 marzo quando Bekim Kunushevci (nella foto), 43 anni, originario del Kosovo, ma da 20 anni in Italia dove era arrivato come profugo in fuga dalla guerra, sta svolgendo alcuni lavori edili all’interno di un appartamento a Città di Castello: sopra una scala, all’improvviso, scivola e batte con violenza testa sul bordo del letto.

Subito soccorso, viene inizialmente trasportato con l’ambulanza all’ospedale tifernate, da qui dopo qualche ora al Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove il 30 marzo muore a causa delle gravi lesioni riportate. Ma è stato fatto tutto il possibile per salvare la vita a questo giovane padre? E’ quello che si sono subito chiesti parenti e amici. La vicenda, insomma, presenta alcuni lati da chiarire, tanto che – come detto – è al centro di un’indagine della procura della Repubblica di Perugia che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo iscrivendo sul registro degli indagati due persone. Si tratta dei legali rappresentanti dell’impresa edile tifernate della quale l’uomo era regolarmente dipendente. Inoltre nell’ambito delle indagini è stata chiesta l’acquisizione delle cartelle cliniche degli ospedali (di Città di Castello e Perugia) dove il quarantenne è stato curato dopo l’incidente. Il fratello, la moglie e i due figli di Kunushevci sono tutelati dagli avvocati Emanuela Splendorini e Mirco Meozzi del foro di Arezzo. La salma è poi stata posta sotto sequestro per consentire gli accertamenti del caso: dopo l’autopsia, ieri è stato rilasciato – dal pubblico ministero Massimo Casucci che coordina le indagini – il nulla osta per l’ultimo saluto al quarantatreenne.

I funerali dell’uomo si svolgeranno nelle prossime ore nella sua terra natale, il Kosovo, dove è stato rimpatriato via mare anche grazie ad una gara di solidarietà promossa dai suoi connazionali che vivono in Altotevere e Valtiberina. In tantissimi hanno partecipato: più di 10 mila euro sono stati raccolti e saranno devoluti alla famiglia, anche per coprire le spese sostenute per riportare in patria le spoglie di Bekim Kunushevci, giunto in Italia per costruirsi una vita migliore, stroncato da un destino terribile.

Da tempo Bekim viveva ad Anghiari, in Valtiberina, insieme alla moglie e ai due figli (di 10 e 8 anni). L’autopsia avrebbe dimostrato che la morte è avvenuta a seguito del trauma cranico.