Divisi dalla linea del fronte: "Cara vorrei averti qui". Quelle ore della festa nella casa troppo fredda

Un soldato lascia la moglie e i figli a Campobasso, da solo come un recluso. Le lettere all’amata raccolte dal Premio Diari di Pieve: lo strazio e la speranza.

Divisi dalla linea del fronte: "Cara vorrei averti qui". Quelle ore della festa nella casa troppo fredda

Divisi dalla linea del fronte: "Cara vorrei averti qui". Quelle ore della festa nella casa troppo fredda

Corrado

Di Pompeo

Giovedì 23 dicembre 1943

Questa mattina, Antonietta cara sono andato a presentare il certificato ed ho avuto dopo varie ore d’attesa, sotto una pioggia torrenziale che da vari giorni ci consola, il pezzo di carta che mi dichiara in congedo. Con questo pezzo di carta in saccoccia la paura è scomparsa per il momento, ma se non arrivano presto gl’Inglesi qualche sorpresa è inevitabile…

Ho incontrato la signorina De Renzis, mi ha detto che uno di C.Basso venuto a Roma con regolare "lasciapassare" inglese-tedesco ha portato buone notizie. Disse che costì i danni maggiori in seguito al bombardamento li ha subìti la zona adiacente alla stazione e che comunque i danni non sono gravi, nè la popolazione ha sofferto per l’occupazione. Dio volesse sia vero! Tu non puoi credere come mi sentirei più tranquillo. Se avessi saputo ciò qualche giorno prima avrei fatto in maniera di rintracciarlo per sentire ciò che costì è avvenuto, ma se doveva tornare costì ti avrei fatto recapitare una lettera che son sicuro chissà con quale ansia attendi.

Se anche tu potessi avere un permesso e tornare qui... ma chi sa per quali motivi li rilasciano. Più di una volta ho pensato che un bel giorno ti ripresenterai con i ragazzi e se ciò si avverasse io morirei dalla gioia, ma certo ciò non avverrà chi ti farebbe il permesso?

Oggi fa due anni che mi sono operato e ricordo come ieri la tua preoccupazione. Forse quella di questo anno è maggiore perché lontana e nulla sai di me. Il peggio non è mai morto. Allora almeno si era vicini! Avrei preferito affrontare un’altra operazione anziché restare divisi…Michelino mi ha detto di fare Natale assieme. Avrei preferito non mi dicesse niente. Al mio rifiuto mi si è appiccicato addosso e ha cercato di convincermi. Non so se andare. Mi pare di farti un torto. Preferirei restare a casa solo per aver modo di pensare di più a te ed ai miei bimbi in quel giorno. Son certo che...ma preferirei che egli capirebbe il mio stato d’animo e non insistesse tanto, ma egli pensa di farmi piacere ed in ultimo lo debbo anche ringraziare… vedrò domani cosa deciderò. Bacio tutti e tre voi caramente

Corrado

Venerdì 24 dicembre 1943

Michelino non mi ha mollato: sono stato costretto ad accettare ad andare a fare il Natale con lui, ma avrei preferito restarmene a casa per poterti pensare di più, per fare il Natale, sia pure col pensiero, con i miei adorati figli, per fare questo triste Natale pieno di lutti, sciagure e dolori con la mia famigliola lontana, essere con loro in spirito, pensare in ogni ora quello che tu mia adorata, potevi fare, rivivere nel ricordo dei Natali trascorsi: brutto quello di due anni fa, belli gli altri.

Tutto questo mi è passato per la mente, ma avrei voluto pensarvi di più per rivivere nella dolce intimità più profondamente.

Ho pensato e penso molto al mio caro Franco ed al mio diletto Giannangelo in questi giorni, forse perché feste eminentemente dell’infanzia, forse perché non ho potuto regalare loro niente, forse perché da loro non ho potuto ascoltare la poesia che la loro buona mamma gli aveva imparato nascostamente.

Giorni questi, mia adorata, di indicibile sofferenze forse superiori a quelle di due anni fa con la differenza che quelle erano del corpo, queste dello spirito. Vi abbraccio con affetto.

Corrado

Natale 1943

Dopo un’assenza di poco più di 24 ore, eccomi di nuovo a casa, casa fredda e triste per la vostra mancanza. Questo Natale, che speravo di fare con voi a costo di sormontare qualunque difficoltà se gl’Inglesi fossero arrivati come si diceva è passato. È andato via come un giorno qualsiasi o una qualsiasi domenica…

Giorno triste per me e la gran parte degli Italiani. Per strada e in chiesa ho visto gente piangere, per strada e sui tram la gente era taciturna; i negozi alimentari anche questa mattina con lunghe file, aspettavano l’arrivo della carne o delle uova , questa sera sparuti e rari gruppi di persone, tornavano alle loro case dopo aver passato la giornata dai parenti, silenziosi. Il brio e il chiasso degli altri anni sono scomparsi, non un giocattolo in mano ai ragazzi ho visto, né uno felice e sorridente…

La Vigilia è trascorsa con una cena sbrigativa, poi il Bambino, una giocata a tombola e alle carte. Raffaele con la famiglia non sono venuti, c’erano però due fratelli di Lucietta. Oggi la giornata è trascorsa pigra e monotona, abbiamo potuto rimediare per un pranzo in altri tempi tutt’al più domenicale. Poi la seccatissima tombola. Chi sa tu come l’hai passato! Se avrai ricevuto almeno mie notizie! Se sarai stata calma come io avrei voluto! Che amarezza non poterti stringere in un abbraccio! Lo faccio col pensiero e col pensiero bacio i miei bambini.

Corrado

Domenica 26 dicembre 1943

E così "Natalitto" è anch’esso andato via senza l’ombra di rimpianto, uguale ad una domenica qualsiasi. La mattinata l’ho occupata rassettando la casa, per spesa e cucina. Il pomeriggio l’ho trascorso gironzolando per casa, guardando le tue cose ed i vostri ritratti. Avrei voluto che le vostre foto diventassero di carne ed ossa per un solo momento tanto da potervi stringere. Ma io dico delle cose impossibili. Poi la malinconia si è impossessata di me e son dovuto uscire un pò per distrarmi. Al ritorno sor Virgilio ha voluto andassi a casa sua per passare un pò di tempo, con l’intervento di sor Ovidio abbiamo giocato un pò a carte. Ma il mio pensiero è sempre fisso su di te, mentre giocavo pensavo sarei stato molto più tranquillo e felice se anche tu, una volta addormentato i bambini, saresti venuta a chiacchierare con le comari. Tanti baci ai miei cari piccoli e a te un abbraccio.

Corrado