giordini
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Arezzo, 23 marzo 2019 - Quasi non ci crede Giordana Giordini, presidente provinciale degli orafi di Confindustria. Lo conosceva bene quell’operaio, «qui siamo una famiglia, il clima è amichevole, trenta dipendenti che si frequentano e si confrontano». Eppure uno di loro era un «infedele», uno che di soppiatto rubava lamine d’oro, grammo dopo grammo, giorno dopo giorno. I carabinieri lo hanno arrestato giovedì sera a fine turno all’uscita della fabbrica.

Aveva nel portafoglio una quarantina di grammi d’oro e poco poteva opporre alle contestazioni, tanto più che una telecamera interna aveva filmato le fasi del furto. Così l’operaio, cinquantenne, da tre anni alla «Giordini» di Pieve al Toppo con un contratto a tempo indeterminato, finito nel sacco. E’ la stessa Giordana a raccontare l’arresto, a conclusione «di una settimana piena d’ansia, vissuta con il cuore in gola e pure a distanza, visto che mi trovavo fuori per lavoro».

Era stato il fratello a notare movimenti strani in zona fonderia, poi c’erano quantità che non tornavano; insomma, puzza di bruciato. Racconta Giordana: «Sono andata dai carabinieri di Badia al Pino, subito pronti a darci una mano. Insieme abbiamo concertato un piano d’azione». Siamo a circa un paio di settimane fa, in azienda vengono installate telecamere e la paziente attesa ha inizio.

Ancora la presidente di Federorafi: «La trappola è scattata all’orario di chiusura, i carabinieri hanno fermato l’operaio all’uscita e lui non ha abbozzato alcun tentativo di giustificazione. Coi militari è tornato in fabbrica, ha aperto il suo armadietto personale, non c’era niente. Poi si è diretto alla macchina dove aveva lavorato: dietro il motore aveva nascosto un sacchetto contenente 417 grammi di oro in scaglie».

La successiva perquisizione domiciliare ha portato a scoprire in casa 420 chilogrammi di argento in granuli, metallo che però non è mai appartenuto alla Giordini, «non trattiamo argento, nemmeno un grammo, non so proprio quale possa essere la provenienza». Ricettazione? Scambio oro argento? Dovranno essere gli inquirenti a dare alla vicenda i suoi giusti contorni.

Non è chiara nemmeno l’entità del danno subito dalla «Giordini» e controlli sono in corso. Bisognerà stabilire da quanto tempo andavano avanti i furti, ma ogni cifra rischia al momento di risultare farlocca. Di certo il quantitativo sequestrato all’operaio (valore di circa 70mila euro), e subito restituito all’azienda, era il frutto di pochi giorni di lavoro sporco.

Ancora Giordana Giordini: «E’ un colpo duro, ci abbiamo sbattuto la testa, ma deve servire da monito per tutte le aziende orafe. Finora è stato affrontato solo il tema della sicurezza esterna, ma deve preoccuparci anche ciò che succede dentro alle fabbriche. Adesso è toccato noi, ma non è il primo caso e magari non tutti gli episodi sono venuti a galla. Nella prossima riunione in Confindustria metterò al centro la questione».