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Cronaca

"Da giorni non dormo per l’emozione". La notte di Capaleo, nipote di Pupo

L’artista ha fatto un percorso fuori dall’ombra del nonno. "Ho iniziato per gioco, è diventata la mia vita"

"Da giorni non dormo per l’emozione". La notte di Capaleo, nipote di Pupo

"Da giorni non dormo per l’emozione". La notte di Capaleo, nipote di Pupo

di Gloria Peruzzi

AREZZO

"Quando, da spettatore, ho visto Motta sul palco del Mengo, ho sognato di essere al suo posto, al festival più importante della mia città". Un sogno che per Leonardo Capaccioli, in arte Capaleo, si realizza stasera. A lui il compito di inaugurare la terza serata del MEN/GO Music Fest al Prato di Arezzo che, come da tradizione, propone il caratteristico mix di artisti emergenti e giovani talenti locali affiancati da artisti di fama nazionale e internazionale. Dopo il giovane artista aretino, infatti, saliranno sul palco Frambo X Scicchi, Visconti, Il Mago del Gelato, Thru Collected cui seguirà il dj set di Mace.

Leonardo, da quando ti sei avvicinato alla musica?

"Sono nove anni. Ho cominciato per gioco con un pianoforte, da autodidatta e senza neppure molto interesse. Poi aiutando un amico a scrivere un testo, si è innescata la scintilla e ho iniziato a scrivere anche delle mie esperienze, a prendere lezioni di chitarra e canto, insomma mi ci sono dedicato tanto".

Le tue canzoni sono molto autobiografiche.

"L’ispirazione la prendo da quello che vivo quotidianamente. Seguo molto l’energia, i miei stati d’animo, le delusioni d’amore, sono tutte cose che mi spingono a scrivere".

Quindi la musica è una necessaria valvola di sfogo?

"Totalmente, non solo a livello di scrittura, è proprio la spinta che mi fa alzare bene la mattina. Mi rasserena molto sapere di poter fare musica".

Qual è il processo creativo che segui?

"Dipende, a volte mi siedo e gioco con la mia chitarra, canticchio qualcosa e, se sento che gira bene con l’accordo, comincio a creare tutto il resto. Altre volte, può venirmi in mente un testo e poi, appena ho uno strumento a disposizione, compongo la melodia".

Sei emozionato di salire sul palco del Mengo stasera?

"Moltissimo, sono giorni che non dormo, sudo, è un’emozione indescrivibile. Sono super felice, non vedo l’ora!".

Qual è stato il momento più sorprendente?

"Devo dire che finora è stato un percorso ricco di emozioni. Il ricordo più bello è stato quando ho avuto l’occasione di aprire i concerti di un artista italiano, condividere la mia musica con un pubblico numerosissimo è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere professionalmente, ho respirato l’aria del tour". Musicalmente, c’è anche un nonno importante in famiglia, giusto?

"Sì, è vero".

Perchè lo dici quasi sottovoce?

"Quando dico che sono il nipote di Pupo, scatta subito il preconcetto della raccomandazione. La notizia diventa il mio legame familiare, invece della mia musica. Questo mi fa un po’ arrabbiare, perché faccio musica da nove anni e non ho mai approfittato di scorciatoie grazie a mio nonno. È vero che lui è presente nella mia vita, ma solo come mentore e scuola di vita". Quali consigli ti dà?

"Si raccomanda che sia la passione a guidarmi in questa professione, senza rincorrere il successo. Mi stimola a fare le cose che sento dentro me".

C’è una canzone sua che vorresti aver scritto tu?

"Non saprei, molte non le conosco nemmeno".

E lui lo sa?

"Sì, lo sa. Per me lui è mio nonno, lo vivo in maniera diversa. È una cosa di famiglia, magari vado a trovarlo per mangiare la pasta al forno della nonna, non per parlare di musica".

Ma, stasera sarà tra il pubblico?

"Voci dicono di sì".