pia casa
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Arezzo, 3 agosto 2021 - Gestione dell’emergenza sanitaria, qualità del servizio e dati sul personale: un’audizione per fare chiarezza sull’attuale situazione della Casa di Riposo “Fossombroni”. La storica struttura cittadina è stata oggetto di un’interrogazione presentata lo scorso 23 luglio dal consigliere comunale Francesco Romizi, dunque il vicesindaco Lucia Tanti, che ha anche la delega al sociale, ha rapidamente convocato una riunione con il Consiglio di Amministrazione della Casa Pia. L’appuntamento, a cui era presente anche lo stesso consigliere Romizi, è stato aperto ai capigruppo dell’intero consiglio comunale per rispondere alle diverse domande e per illustrare la reale situazione. «Il nostro istituto - ha spiegato la presidente Debora Testi, - ha operato nella massima trasparenza anche nelle difficili settimane del focolaio Covid tra gennaio e febbraio, informando tempestivamente l’amministrazione, la cittadinanza e gli stessi familiari».

L’audizione è stata aperta con una sintesi volta proprio a ripercorrere numeri e fatti del focolaio Covid che ha colpito l’istituto, con il contagio partito a pochi giorni dalla prima dose del vaccino e da un ciclo di tamponi di controllo a operatori e ospiti risultati tutti negativi. L’infezione ha riguardato un totale di ventidue operatori e cinquantadue ospiti, mentre i residenti deceduti a causa della pandemia sono stati sette (non diciotto come riportato dall’interrogazione) che sono stati commemorati e ricordati con una Santa Messa, con una targa in memoria di Dino Montagni e con una mostra fotografica. «Mi preme sottolineare - ha continuato Testi, - che abbiamo mantenuto tutti i protocolli Covid previsti, che abbiamo agito con la massima attenzione e che la stessa Asl non ha mai ravvisato mancanze. Ci tengo a ribadire come i nostri dipendenti abbiano affrontato questo periodo con abnegazione e senso del dovere: nessuno si è sottratto ai turni, né ha mandato certificati per restare nella sicurezza delle proprie abitazioni».

L’interrogazione denunciava successivamente un peggioramento dei servizi erogati che sarebbe stato comunicato da non precisati familiari. Relativamente a questo passaggio, il Consiglio di Amministrazione ha ricordato come siano stati tenuti ben due incontri con i parenti a cui sono state fornite in maniera chiara ed esauriente tutte le risposte richieste e che sono terminati con una generale soddisfazione per i provvedimenti presi e le azioni intraprese. «Ci sfuggono i criteri per i quali i servizi erogati siano peggiorati e ci sfuggono quali parenti si siano rivolti a Romizi anziché alla direzione - ha ribadito Testi. - La struttura sta mettendo in atto ogni azione per restare nei parametri regionali e nazionali previsti per l’assistenza alla persona, pur nella consapevolezza che sarebbe un errore paragonare i servizi erogati con quelli precedenti al periodo pandemico».

L’ultimo passaggio dell’interrogazione riportava la riduzione da undici a tre infermieri, il dimezzamento degli operatori socio-sanitari e la sospensione del servizio infermieristico notturno. L’audizione ha rappresentato un’occasione per ricordare come il numero attuale sia di cinque infermieri e come il problema della mancanza degli infermieri sia di portata nazionale a causa della pandemia e della crescente richiesta di questi professionisti da parte della Asl. Il periodo dell’emergenza sanitaria ha comportato per la Casa di Riposo “Fossombroni” un turn-over del personale infermieristico pari al 90%, ma è stata sempre garantita la presenza nella fascia oraria dalle 7.00 alle 21.00; l’attuale tipologia di utenza non prevede normativamente l’assistenza infermieristica notturna che viene comunque garantita tramite una reperibilità dalle 21.00 alle 7.00. Un ulteriore dato errato fa infine riferimento alla dimezzata presenza di operatori socio-sanitari: nel marzo 2020 erano trentotto mentre nel luglio 2021 sono trentasette in virtù di otto nuove assunzioni, con monte orario garantito di 140 ore di assistenza di base giornaliera che è superiore alle 137,5 richieste. «Abbiamo stanziato - ha concluso Testi, - un fondo straordinario con risorse della struttura per parametrare gli stipendi degli infermieri della cooperativa e per arginare il problema di ulteriori trasferimenti. È di recente emanazione, invece, un’ordinanza della Regione Toscana che prevede che la Asl “presti” alle Rsa il personale infermieristico mancante, segno che il problema è di ampia portata. La realtà dei fatti, dunque, si discosta da quanto riportato nell’interrogazione: ricordiamo che le nostre porte sono aperte per fornire tutti i chiarimenti necessari sull’attività di un istituto che, da sempre, mette al primo posto il benessere dei suoi ospiti».