Casa famiglia a rischio chiusura. Ospita 5 anziani, uno gravissimo

La legge regionale vieta di assistere persone con un livello di disabilità oltre la soglia del 65%. Tanti: "Abbiamo dato 20 giorni di tempo, da anni chiedo di rivedere le norme". Incontro in vista .

Un’altra casa famiglia in città nella scure della legge regionale 41, relativa alla non sufficienza nelle case degli anziani, ora rischia di chiudere. La struttura, ospitante cinque anziani, dei quali uno in condizione di invalidità civile totale ed altri tre percettori di indennità di accompagnamento in quanto disabili totali, secondo i primi controlli effettuati dalla polizia municipale non risponderebbe ai requisiti imposti dalla legge regionale. Legge che vieta alle case famiglia di ospitare anziani con isogravità superiore allo zero e con un livello di disabilità superiore al 65%. "Ritenuto il pericolo per la permanenza degli ospiti in relazione alla presenza di persone che versano in condizione di non autosufficienza, stante l’urgenza di garantire la massima tutela della salute pubblica, viene richiesta l’emissione di ordinanza contingibile ed urgente per la chiusura dell’attività" si legge nell’ordinanza comunale. "Nell’ottica dell’iper garantismo abbiamo dato venti giorni di tempo per incrociare i dati e venire a capo del problema" ha spiegato la vicesindaco Lucia Tanti, da tempo impegnata per cambiare la legge. A maggio incontrerà il presidente della commissione sanità della Regione proprio per parlare della legge 41. "Una legge sulla non autosufficienza che applico sempre mal volentieri che, così concepita, inginocchia famiglie e operatori privandoli di risposte a cui hanno diritto. Il Comune proporrà una piccola modifica, permettendo alle case famiglia di poter ospitare anziani con isogravità almeno fino a 2, e con una invalidità oltre il 66%. Chiediamo una lettura più personalizzata dei singoli casi", spiega.

"La norma della Regione, così concepita dice: gli anziani autosufficienti possono stare nelle case famiglia ma, una volta non autosufficienti, dalla casa famiglia debbono uscire. Questo indirizzo trascura alcuni aspetti. Sfido chiunque a trovare un anziano che non abbia almeno il 65% di invalidità, così come una isogravità pari a zero. Livelli quasi ordinari di parametrazione delle condizioni di un anziano, di età avanzata e questo determina che molti pur entrando in case per anziani con parametri diversi, in pochi anni, se non mesi, sono costretti a trovare una soluzione alternativa. Così inizia una peregrinazione complicata e dolorosa. Anche perché le Rsa sono poche in città e i costi sono per lo più inaccessibili". Quindi "o la Regione apre a una complessiva rimodulazione di queste politiche, disposta a valorizzare anche le case famiglia e costruendo per esse un contesto normativo adeguato, oppure abbia il coraggio di mettere fine a queste esperienze senza delegare ad Asl e Comuni il ruolo di involontari gabellieri".