
di Alberto Pierini
Il "miracolo" del provvisorio in Italia si ripete ogni anno, un po’ come lo scioglimento del sangue di San Gennaro. Ultimo esempio? Gli spazi dei tavolini fuori dei bar ma anche dei locali, delle trattorie, dei ristoranti. Erano stati la chiave di volta per la ripresa dopo la pandemia. La loro storia si allunga di almeno altri sei mesi: fino al 30 giugno del 2023.
Ricordate? Lo spiraglio che aveva consentito ai ristoratori di ricominciare a lavorare era stato tutto all’esterno. Vietato per un periodo l’uso degli spazi interni, spalancato quello sotto il sole o sotto le stelle. Con manica larga sulla concessione degli spazi. Lo stesso Comune, secondo una linea decisa dal sindaco Ghinelli con l’assessore Chierici, aveva accolto buona parte delle richieste: anche perché in ballo c’era la riaccensione dei motori, e un po’ anche dei forni e dei fornelli.
Beh, da allora stiamo andando avanti in proroga. Anche nel 2022 doveva allungarsi fino a giugno, ora il bis. Il tifo generale degli operatori è che finisca allo stesso modo. "E’ già un grande passo in avanti e ne siamo felici: lavoriamo a livello nazionale per prolungare questo regime fino a dicembre 2023 o almeno fino a settembre" conferma dall’Ascom il direttore aggiunto Catiuscia Fei.
Il motivo è semplice. Il giorno dopo la fine di questa linea, l’iter tornerà quello precedente: e comporta l’autorizzazione delle soprintendenze all’uso degli spazi esterni. Niente di male, ci mancherebbe, il decoro è una priorità: ma se la linea rossa passa in mezzo all’estate si scatenerebbe la bagarre.
E la fine di giugno ormai è estate piena, almeno sul piano turistico. A decidere la proroga è stato lo stesso Governo, togliendo il vin dai fiaschi ai vari protagonisti sulla scena. Non dappertutto il passaggio è risolutivo: le città metropolitane come Firenze hanno altre regole, più rigide, e i comuni giocano un ruolo ancora più determinante nella partita.
Da noi la mossa per ora tranquillizza tutti i protagonisti. Anche se, occhio, non è automatica. E’ scontato il via libera dei sindaci al mantenimento della situazione attuale ma la domanda deve essere presentata e presentata subito. Anche perché rispetto alla primissima parte del dopo-pandemia quegli spazi non sono più gratuiti e quindi vanno pagate le quote del suolo pubblico.
D’estate vedremo. Mentre prosegue il lavoro dello stesso Chierici per riuscire a disinnescare l’eventuale mancato prolungamento dei permessi oltre giugno. Il piano è quello di un accordo preventivo con la Soprintendenza: mettere le carte in tavola, definire priorità e criteri per essere pronti.
Non genericamente: si tratta di individuare piazza per piazza, strada per strada scelte condivise. Sul piano le bocche sono cucite ma è chiaro che si gioca su un’omogeneità di arredi urbani e di soluzioni urbanistiche.
Un confronto che ormai va avanti da diversi mesi, il progetto è partito per Palazzo delle Statue, o meglio per la sede unica senese delle Belle Arti, e ha cominciato a oscillare da un ente all’altro, sorta di "navicella" tra i due enti. La prova generale di un ennesimo ritorno alla normalità, che anche nel campo della burocrazia oltre che in quello della tutela urbanistica, era stata "sospesa" davanti ad altre priorità.
Ma era chiaro che questo periodo dovesse prima o poi finire, su questo sono tutti d’accordo. Sperano solo che a questo punto chi ha fatto 30 (giugno) possa fare 31, meglio se dicembre.