Bambina picchiata: trecento in piazza. Lei arriva e va in crisi: torna la madre

Una piccola folla invade il parcheggio. Nel gruppo tanti suoi compagni di classe insieme ai genitori «Giù le mani dai bambini» gridano i più. «Abbiamo visto il video, è gravissimo» esclama un gruppo di scolari

AREZZO CADORNA MANIFESTAZIONE

AREZZO CADORNA MANIFESTAZIONE

Arezzo, 26 febbraio 2023 – Quando ieri si è affacciata sulla soglia della Cadorna ha visto tanta gente, molta più di quel branco che il sabato di là le aveva teso un agguato. E chissà che dentro di lei non sia scattata la paura di allora, quel senso di insicurezza che da quel giorno la accompagna e le impedisce di uscire di casa. Sconvolta si è fatta riaccompagnare nel suo «rifugio». Peccato, perché se solo avesse fatto un passo in più stavolta avrebbe trovato davanti solo amici. Amici veri, i suoi compagni di classe arrivati in forze insieme ai genitori.

Amici a sorpresa, quelli che non conosci ma scendono in piazza per te. Una protesta spontanea e di successo. Almeno in trecento rispondono all’appello delle tre associazioni che l’hanno promossa: in testa il comitato «GiuLeManiDalle Mense», quello che un annetto fa incrociò i ferri con il Comune per tutelare i pasti a scuola. Insieme «Futuro Aretino» e «Dog», il gruppo di operatori di strada che anche durante la movida vanno in aiuto dei ragazzi lì dove sono, spesso proprio nelle strade.

Non ci sono bandiere, solo qualche messaggio scritto su frugali cartelli di cartone. «Giù le mani dai bambini». «La vita fa paura, il bullismo è una sciagura». «Noi vogliamo avercelo un futuro aretino». Li mostrano con orgoglio, scritti con i pennarelli rosso e blu, familiari ai tanti ragazzi che partecipano alla protesta. «Non pensavo mai potesse succedere una cosa del genere» sussurra una ragazza, fa il primo anno delle superiori. «Abbiamo visto le immagini, è tremendo» ci dice un altro.

La meglio gioventù è lì, nel piazzale della Cadorna, a stretto tra gli altri manifestanti e le auto che comunque infilano il parcheggio a caccia di un posto. Perché intanto a trecento metri di distanza la movida riparte, perché lo «spettacolo» continua. «È un segnale allarmante e che ci deve interrogare» spiega Sara Buti, l’organizzatrice a nome del comitato delle mense. «C’è un dialogo che non funziona con i ragazzi, c’è un tessuto da ricomporre.

E anche le istituzioni devono fare la loro parte». «Qui non c’è posto per i bulli» tuona più drastico uno dei cartelli. Mentre la folla cresce, le auto si ritrovano in coda senza scorrere e il fronte giustamente si trasferisce dietro lo sportello unico. Non tutti ci fanno caso ma è esattamente il punto dove la bambina la settimana prima era stata spinta e picchiata. Di sicuro ci fa caso la mamma, che riportata la figlia a casa, torna alla Cadorna.

«Volevo ringraziare – ci spiega – chi si è stretto a noi, è molto importante per la nostra famiglia». I ragazzi si moltiplicano. Un gruppetto della Cesalpino fa quadrato intorno ad una sorta di portavoce che è incontenibile. «Anche noi dobbiamo sapere e conoscere, non possiamo essere lasciati nel silenzio, perché solo sapere le cose rende liberi». C’è chi la invita a mandare un messaggio alla ragazzina e non si tira indietro. «Se mi ascoltasse vorrei dirle che le sono vicina, che questo dolore passerà come passa tutto».

Ad ascoltarla ci sono anche alcuni esponenti del Pd alla vigilia delle Primarie e sgranano gli occhi: se si fosse presentata avrebbe potuto sparecchiare. «Siamo qui in piazza per lei: e le dico anche che nella vita avremo sempre qualcuno a fianco nei momenti difficili». Della vita finora ha assaggiato undici o dodici anni ma le sono bastati ad avere le idee chiare. «Siamo qui con i nostri figli, volevano esserci per la loro compagna» spiega Barbara, la mamma di chi conosce bene la vittima di quell’agguato. «Sono stati male tutti nel vedere le immagini».

La folla è sempre più colorata. Ci sono anche diverse persone anziane, è una di quelle proteste che arrivano, anche a chi in genere non partecipa mai. «Non si possono tollerare cose così» ci dice una signora, ha tutta l’aria di essere una nonna. E di sicuro di sentirsi nonna di quella bambina arrivata fino alla soglia della Cadorna e «fuggita» via, inseguita dalla memoria di quel sabato.

«Ma non c’è solo questo episodio: l’aggressione a Sant’Agostino ad un anziano, la poliziotta rincorsa e aggredita, le baby gang». Episodi diversi ma per Arianna Sofia Staderini di Futuro Aretino ricuciti dalla stessa parola: criminalità. «Risvegliamoci: lo chiedo alla città ma anche ai piani alti della politica».

Chiede più fondi per la sicurezza e più telecamere intelligenti . In realtà erano accese anche sabato e molte scene le hanno riprese. «Dovete dirci tutto: parlate di queste cose anche troppo poco». Un bambino ci punta il dito contro. Ed è uno degli ultimi ad allontanarsi dal piazzale della meglio gioventù.