Il più grave tra i due feriti è stato ricoverato a Niguarda
Il più grave tra i due feriti è stato ricoverato a Niguarda

Arezzo, 18 luglio 2019 - Torna IL medico a bordo ma solo a Siena. Per un anno le ambulanze che sfrecceranno nella città del Palio non avranno solo gli infermieri ma anche i vecchi dottori. Anzi i «dottorini», visto che il personale dovrebbe essere pescato non tra i vecchi professionisti del pronto soccorso, come succedeva una volta, ma tra i laureati, certo solo dopo un buon corso di formazione. Torna il medico a bordo ma non torna ad Arezzo. E per un giorno la questione tiene banco. Perché di fronte si alza il muro degli infermieri.

Prima la Cgil, che parla di scelta anacronistica «e di ritorno ad un passato che non esiste più». Poi scende in campo direttamente l’ordine: anzi gli ordini di Arezzo, Siena e Grosseto. «L’ambulanza infermierizzata ha funzionato e funziona» e lamentano che il tutto suoni come una retrocessione di chi per mesi e anni ha lavorato e lavorato bene. Nel mezzo ci sta il direttore generale Antonio D’Urso:la richiesta gli è arrivata direttamente dal sindaco di Siena e i sindaci, precisa, «sono autorità sanitarie».

«E’ solo un esperimento, non esiste un modello che abbia il bollino di migliore qualità. Per un anno procederanno il sistema con il medico e quello con gli infermieri: dopo di che coinvolgeremo anche i due ordini professionali per farne una valutazione senza pregiudizio». Al suo fiancol’assessore Stefania Saccardi: come spieghiamo a fianco è qui per «benedire» tante buone notizie. La nuova tac al pronto soccorso, il rafforzamento di tutta la diagnostica, l’investimento di 22 milioni di euro per le nuove sale operatorie, le strumentazioni in crescita, dietro l’angolo addirittura l’attesissima Pet-Tac.

Ma non svicola alla domanda. «Il modello organizzativo regionale non è in discussione: ben venga l’esperimento ma non è detto che anche questo possa essere considerato valido dappertutto». Come dire: se anche si rivelasse in qualche modo efficace potrebbe rimanere solo a Sena. D’Urso, che di natura è più sperimentale, non esclude nulla, anche se conferma la qualità del lavoro degli infermieri e del servizio finora realizzato in tutta l’area vasta. E a fronte ad una delle motivazioni risponde rompendo per una volta l’aplomb da filosofo della Magna Grecia.

«Mi dicono che l’ambulanza infermierizzata ha fatto lievitare a Siena gli arrivi al pronto soccorso: l’aumento è stato di un paziente. Mi sembra un dato minimale». Ma intanto da Arezzo, ancora solo sussurrata, si alza l’altra protesta, quella opposta: se a Siena sì perché a noi no? Il nodo di fondo è quello del personale, su cui la Cgil con Marco Vitelli getta il carico da novanta.

«In un momento in cui i medici mancano al pronto soccorso si sceglie, con un’azione populista,di tornare ad un passato che non esiste più. Oltretutto senza alcuna evidenza scientifica di miglioramento. Così il direttore generale, inseguendo le istanze politiche di un comune, apre un precedente pericoloso».

La sensazione a pelle è che lui stesso non avesse alcuna voglia di aprirlo. Le valutazioni vanno esattamente nella direzione opposta alla decisione: che comunque è, lo precisa fino allo sfinimento, solo un esperimento da mettere poi in bilancia. Ed è «un’onestà intellettuale» che anche gli ordini degli infermieri gli riconoscono, pur contestando anche loro la scelta finale. Intanto la mossa divide per una volta le sorti all’interno dell’area vasta e fa salire il fermento ad Arezzo, tra chi boccia la linea senese e chi sotto sotto la invidia. D’altra parte la grande Asl resta un matrimonio non d’amore ma di convenienza. E in ogni momento sono tutti pron