ELENA COMELLI
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Elezioni, la reazione dei mercati: "Niente drammi, ma occhi puntati sulla spesa pubblica"

Bill Emmott (ex Economist): la politica fiscale sarà determinante "Meloni dovrà valutare se le converrà scontrarsi con Bruxelles"

Bill Emmot, 66 anni, giornalista e saggista, ex direttore dell’Economist

Bill Emmot, 66 anni, giornalista e saggista, ex direttore dell’Economist

Bill Emmott, ex direttore dell’Economist e grande conoscitore della politica italiana, non è stupito dai risultati elettorali che si profilano. Per la prima volta l’Italia potrebbe avere un primo ministro di un partito espressamente di destra. Come reagiranno i mercati?

"I mercati saranno poco mossi, perché già prima delle elezioni davano per scontato il successo di Fratelli d’Italia. Non si tratta di una sorpresa. Anzi, un successo marcato potrebbe addirittura rassicurarli, perché questo significa che Giorgia Meloni avrà una forte presa sulla coalizione. Se i numeri del suo partito supereranno quelli degli altri due partner assieme, Fratelli d’Italia sarà nettamente dominante sulla coalizione e questo significa stabilità, che ai mercati piace".

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Quali saranno i passaggi più delicati per i mercati?

"Bisognerà vedere chi saranno i ministri economici e con quanta aggressività decideranno di muoversi sulle questioni più importanti, come ad esempio il Pnrr. La mia previsione è che sarà un governo molto conservatore sulle questioni che non costano niente, come le politiche sociali, la riforma della giustizia e l’immigrazione. Quel che resta da capire è come si comporterà sulle questioni che invece aumentano la spesa pubblica, come la politica fiscale. Su questo i mercati avranno qualcosa da dire".

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Un altro punto delicato sarà il rapporto con la Commissione Ue.

"La scelta del ministro degli Esteri sarà molto rilevante su questo fronte. Bisogna capire se Meloni vorrà cercare lo scontro con Bruxelles o riterrà più conveniente mantenere un rapporto equilibrato".

Meloni sarà anche dominante nella coalizione di governo, ma dovrà vedersela con i suoi partner su una questione cruciale, il rapporto con la Russia.

"Se gli exit poll sono corretti, penso che potrà imporre la sua posizione pro-Ucraina e di netta condanna nei confronti di Putin. Non credo che dovrà dare credito alla posizione di Matteo Salvini sulle sanzioni o alle affermazioni di Silvio Berlusconi sulle buone intenzioni di Putin, che voleva solo mettere delle brave persone al governo a Kiev. Ovviamente non potrà controllare tutto quello che gli alleati di governo dicono, ma potrà dettare la linea. D’altra parte, la posizione dell’Italia sulla Russia non è molto importante sul piano internazionale".

In che senso?

"L’Italia non è fra i primi fornitori di armi o di aiuti militari all’Ucraina e non è uno dei Paesi in prima linea nel confronto fra l’Europa e la Russia, per cui non sarebbe molto importante anche se ci fossero dei contrasti all’interno del governo su questo punto".

Che ruolo vede per gli altri partiti?

"La posizione più interessante mi sembra quella del Terzo polo, costituito dall’alleanza tra Calenda e Renzi. Pur con un risultato relativamente deludente rispetto alle aspettative, potrebbero esercitare comunque una forte attrazione per i deputati di Forza Italia, delusi dal loro ruolo subalterno rispetto a Fratelli d’Italia e Lega. Questo movimento potrebbe erodere, nel tempo, i numeri della coalizione di governo".

E i partiti della sinistra?

"Dovranno organizzarsi in un ruolo di opposizione. La loro azione sarà molto importante soprattutto sui temi della politica economica, della libertà, dei diritti umani e dell’ambiente, che mancano totalmente nella narrativa dei partiti di governo".

Quanto potrebbe durare questo governo?

"Al momento attuale dobbiamo partire dal presupposto che duri cinque anni".