Viareggio, 19 marzo 2017 - QUELLA volta che i carristi viareggini vinsero il confronto con Salvador Dalì sotto gli occhi ammirati del re. E’ successo anche questo al Carnevale di Viareggio, nell’ormai lontanissimo 1959 e fa parte di una piccola storia dimenticata dai più e recuperata dall’ex presidente della Fondazione Alessandro Santini. Tutto nasce dalla lettura di un libro di cui Santini è entrato in possesso: «Il pensiero e l’azione del re Umberto II dall’esilio» di Lucifero Falcone, edito Rizzoli.

EBBENE all’interno del libro c’è una bella foto in bianco e nero con una semplice didascalia: «Estoril (Portogallo), aprile 1959. Il re Umberto II tra gli operai viareggini addetti alla costruzione di carri allegorici ispirati a motivi portoghesi». Nulla di più. Solo una foto e una didascalia. Ma di che si trattava? E così sono iniziate le ricerche, aiutate da qualche storico locale e anche da Arnaldo Galli che, armato di lente d’ingrandimento modello Sherlock Holmes ha riconosciuto un paio di quei carristi.

Quello seduto è Eros Canova. E quello in piedi che stringe affabilmente la mano al re, tenendogli l’altra mano sulle spalle è Nilo Lenci. Questi e altri carristi, fra cui anche Giulio Palmerini, parteciparono in Portogallo a un triangolare dell’arte fra Italia, Spagna e Portogallo. Vennero portati ad Estoril in Portogallo due carri da Viareggio Miss Universo di Tono D’Arliano (che però non partecipò alla sfilata) e Allegro satellite che Lenci realizzò insieme a Palmerini. I due carri viareggini vinsero a man bassa: primo e secondo premio, relegando al terzo il carro realizzato dagli spagnoli su un soggetto onirico ideato niente meno che da Salvador Dalì, il principe del surrealismo.

Alla sfilata presenziò anche il re Umberto II che si trovava in esilio nella vicina Cascais e volle personalmente congratularsi con le maestranze viareggine. Che posarono affabilmente con lui e si vede Nilo Lenci che, in barba al protocollo ufficiale, stringe la mano al re in esilio.

«Mi fa piacere – ha detto Alessandro Santini – aver contribuito a ritrovare questo particolare dimenticato della nostra storia proprio nel giorno in cui ricorreva l’anniversario della morte del re (deceduto il 18 marzo del 1983, ndr). Quello che è accaduto non è un fatto di poco conto. All’epoca, nel 1959, re Umberto, sebbene in esilio, era un capo di Stato a tutti gli effetti, riconosciuto dagli altri Paesi della comunità Internazionale e sempre ricevuto con tutti gli onori.

Ad esempio nel 1963 fu ricevuto con la dignità di un capo di Stato in America da Kennedy ed Eisenhower. E all’epoca tanti italiani andavano a Cascais dove lui era in esilio per rendergli omaggio. Era una persona che amava stare in mezzo alla gente. Pensate che una volta salì lui a bordo di una nave da crociera in visita in Portogallo e la cosa scatenò un incidente diplomatico in quanto una nave da crociera battente bandiera italiana è considerata suolo italiano a tutti gli effetti. In sostanza non aveva rispettato l’esilio. Per questo non lo fece più e aprì le porte di villa Italia dove viveva agli italiani che andavano a trovarlo».

Santini che intrattiene una sincera amicizia con Emanuele Filiberto, nipote del re, gli ha subito mandato un messaggio per metterlo a conoscenza della sua ‘scoperta’. «E’ una strana coincidenza – ha detto – Io ho portato il nipote del re al carnevale di Viareggio, ma lui, re Umberto, aveva già incontrato i carristi viareggini. Ovviamente non lo sapeva neppure Emanuele Filiberto».