Prato, 4 febbraio 2018 - L’atto formale è stato firmato e ora la nuova moschea di Prato, in piazza del Mercato nuovo, è più vicina. Da mercoledì l’associazione islamica "La Speranza" – composta dai fuoriusciti dal centro di preghiera di vicolo dei Gherardacci – è ufficialmente proprietaria dell’immenso capannone di piazza del Mercato Nuovo, angolo via Bresci, che un tempo ospitava l’ex Calamai. Il rogito è stato definito di fronte al notaio Giuseppe Mattera tra i vecchi proprietari e una decina di rappresentanti dell’associazione tra cui il nuovo presidente, Ezzenati Abderrahmane, arrivato dopo che Abdelmoula Mazigh – che si è occupato della trattativa per l’acquisto dell’immobile da circa 930 metri quadrati – ha dato le dimissioni per "motivi tecnici", come da lui spiegato alla Nazione.

Il rogito è arrivato un anno e mezzo dopo il compromesso con cui l’associazione islamica si era impegnata ad acquistare l’immobile a fronte di una caparra di 60mila euro. Costo totale dell’operazione: 460mila euro che l’associazione La Speranza ha raccolto tra i fedeli in un anno e mezzo racimolando i soldi a fine di ogni preghiera, anche cinquemila euro al colpo.

"Finalmente siamo riusciti a perfezionare l’atto – dice soddisfatto Ezzenati Abderrahmane – Vogliamo realizzare un centro di preghiera che sia punto di riferimento per tutti i fedeli. Dobbiamo finire di pagare le spese per il notaio e quelle di registro, poi penseremo ai lavori che saranno fatti dai fedeli su base volontaria. Tutti hanno contribuito all’acquisto dell’immobile, per noi era fondamentale avere quel capannone: gli spazi sono adeguati per fare una moschea. A breve presenteremo il progetto e metteremo insieme i soldi per la ristrutturazione".

La notizia dell’acquisizione del capannone da parte dell’associazione aveva destato non poco polemiche nel novembre del 2016 quando fu fatto il compromesso. A decidere l’acquisizione è stato un gruppo di musulmani – fuoriusciti dal centro di via dei Gherardacci – che hanno fondato la nuova associazione. Una divergenza di opinioni – si vociferava – perché il gruppo di vicolo dei Gheradacci, appartenente all’Ucoii, era più tradizionalista e integralista, mentre i fuoriusciti appartengono alla federazione regionale, aperta a una lettura del Corano "più europeista". Divergenze però anche oggi smentite dai diretti interessati che giustificarono l’operazione immobiliare con "motivi di spazio", diventato insufficiente nella stanza di vicolo dei Gherardacci. Al momento quello che succederà alla stanza di vicolo dei Gherardacci – il primo centro islamico di Prato, di proprietà della comunità – è tutto da chiarire. A sollevare polemiche – all’epoca del compromesso – fu il progetto presentato dall’associazione che prevedeva la costruzione di un minareto alto cinque metri, dal quale il muezzin avrebbe potuto richiamare i fedeli in preghiera.

Una soluzione alla quale l’amministrazione comunale rispose con un secco "no" in quanto una costruzione così alta avrebbe avuto sulla zona un impatto urbanistico non conforme. "Non ci interessa il minareto – dice oggi Ezzenati –, non è fondamentale per il centro di preghiera e non vogliamo andare contro le decisioni del Comune che si è sempre dimostrato disponibile con noi. Andremo avanti anche senza minareto".

Il progetto di massima è ancora oggi il solito del 2016. La moschea occuperà tutti i 930 metri quadrati del capannone con due ingressi, due stanze di preghiera (divise fra uomini e donne), un banco alimentare, una scuola di arabo e di italiano, oltre al centro di raccolta per la donazione del sangue, una biblioteca e un’aula per l’insegnamento del Corano ai bambini.