PISA, 13 luglio 2017 - “In Italia i casi di ludopatia sono circa 300mila. Si tratta di un’indagine campionaria e sicuramente il fenomeno è sottostimato”. É quanto affermato da Luca Bastiani, membro del reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa (coordinato da Sabrina Molinaro) ad Agipronews che ha pubblicato un approfondimento sui giocatori seriali a rischio.
Gli studi sul gioco patologico trovano nel Cnr di Pisa un crocevia obbligato. Un gruppo di ricercatori studia da anni il problema, producendo materiale che oggi, nelle more di un dibattito politico e sociale piuttosto serrato, può rappresentare un fondamentale punto di riferimento.

Secondo quanto affermato dall'istituto di ricerca, la prevenzione è al primo posto, e a dire quanto un giocatore possa essere considerato a rischio è il Pgsi (Problem Gambling Severity Index), un indice validato a livello internazionale. Il soggetto intervistato deve rispondere a nove domande che misurano il suo coinvolgimento nel gioco d’azzardo nel corso degli ultimi dodici mesi e le eventuali conseguenze negative. Ad ogni risposta viene assegnato un punteggio e a seconda dello score finale il soggetto viene identificato come “giocatore non a rischio”, “a basso rischio”, “a rischio moderato” oppure “giocatore problematico”. 

Il Pgsi è stato utilizzato per uno studio presentato dal CNR di Pisa, tra le massima autorità italiane in materia di ludopatia, nell’ottobre del 2015. Sono stati esaminati 5292 questionari di persone tra i 15 e i 64 anni che avevano giocato almeno una volta in denaro nell’ultimo anno. L’83,2% dei partecipanti è stato classificato come giocatore non a rischio, l’11,2% a basso rischio, il 4,3% è risultato giocatore a rischio moderato, e l’1,3% giocatore problematico.