Pisa, 26 gennaio 2017 - Alessandra Nardini e Valentina Vadi, consigliere regionali Pd intervengono sull’opera di Martin Sherman: «Il Nazismo perseguitò i ‘diversi’ e gli emarginati, oggi più che mai è necessario ricordarlo. Il tentativo di strumentalizzare lo spettacolo è profondamente dannoso. Bene invece l’impegno della Regione Toscana e del Comune di Pisa nel promuovere progetti educativi e di sensibilizzazione civile come questo». «La storia di Max è una storia di persecuzione, di disperazione e allo stesso tempo d’amore. Bent è uno spaccato che porta alla ribalta l’Omocausto, apre gli occhi sul passato, atroce, per ricordare ciò che accade ancora oggi in tante parti del mondo, dove l’omosessualità è un reato punito anche con la pena capitale. La pièce porta alla luce il valore e l’essenza dell’amore e della dignità in una situazione di completa disumanizzazione, segnata da persecuzioni e deportazioni. Siamo anche noi sinceramente dispiaciute per le polemiche sollevatesi in occasione della messa in scena dell’opera al Teatro Verdi di Pisa, e svoltasi nella mattina del 26 gennaio 2017 in un clima più che positivo con la partecipazione attiva di tante ragazze e ragazzi. Condividiamo l’appello della direttrice del progetto educativo, la professoressa Micaela Frulli, che invita i genitori che hanno criticato la scelta e le associazioni che hanno promosso la petizione online, a recarsi a vederlo, a conoscerlo da vicino, magari alla prima occasione utile». È quanto dichiarano Alessandra Nardini e Valentina Vadi, consigliere regionali Pd a proposito dello spettacolo Bent, messo in scena dalla Compagnia Teatrale Cervelli in fuga e prodotto dall’Associazione Culturale Masaccio e che rientra all’interno del progetto educativo “Non c’è futuro senza memoria”.

«Il Treno della Memoria organizzato dalla Regione Toscana su cui stanno viaggiando oltre 500 studenti provenienti da tutta la Toscana quest’anno è dedicato a Primo Levi: “Comprendere è impossibile, conoscere necessario”, scrisse. Mai frase fu più azzeccata attorno a quanto è successo a Pisa. Bent che letteralmente significa ‘deviato’ salì per la prima volta sui palchi London’s Royal Court Theatre di Londra, pensate, nel 1979. Negli ultimi anni ha girato mezza Italia: Firenze, Genova, Livorno, Torino, Marzabotto, Aosta, Quarrata, e non ha mai ricevuto critiche o incontrato tentativi di strumentalizzazione. Ci rattrista quanto è accaduto a Pisa, ma contestualmente ci conferma quanto sia necessario il bisogno di andare avanti con iniziative di questo tipo, e di farlo con ancora più forza. Rivolgendoci più che altro ai giovani, in loro riponiamo la speranza per costruire una società migliore, senza paure, e finalmente aperta».

«Questa mattina sarei stata molto volentieri, insieme agli studenti, al Teatro Verdi, non ho potuto farlo per la seduta della Commissione Costa del Consiglio regionale – continua Nardini – Tengo a sottolineare e a ringraziare l’Amministrazione Comunale di Pisa che insieme alla Fondazione Toscana Sistema Spettacolo hanno deciso di portare Bent nel cuore culturale della città, il Teatro Verdi. Pisa è da sempre una città impegnata sui temi legati alla memoria, alla promozione dei diritti civili. Leggo il gesto di aver accolto qui la storia di Max, Rudy e Horst in maniera estremamente positiva, una scelta che va nella direzione opposta a quella delle iniziative territorialmente a noi vicine dal ‘fascino’ tutto medievale. Ogni riferimento a Cascina è puramente casuale».

«Conosco bene l’associazione Culturale Masaccio, nata proprio nella mia città, a San Giovanni Valdarno, che ha scelto di produrre lo spettacolo Martin Sherman – dichiara – Da anni lavorano con le scuole, promuovendo opere di grande valore educativo e culturale. Non possiamo che ringraziarli per il prezioso ruolo che svolgono. Quando Bent arrivò a San Giovanni V.no riscosse forti apprezzamenti tra i nostri ragazzi, tra i docenti e tra i genitori. Sono convinta che questa storia non può che essere apprezzata dalle comunità perché mette in luce una pagina di storia estremamente importante, di cui soprattutto le nuove generazioni devono prendere coscienza e conoscere fino in fondo. Dispiace leggere commenti fuorvianti sull’operato di questi professionisti, a loro esprimo la mia solidarietà e il mio invito ad andare avanti . Se il problema sono le immagini forti, allora dovremmo spegnere le nostre tivù e far finta che la realtà non esista».