Firenze, 5 marzo 2016 - E’ il sogno di ogni turista che viene a Firenze per la prima volta: percorrere il “cammino del Principe”, attraversando la città fra il cielo e l’Arno e arrivare dagli Uffizi a Palazzo Pitti. E’ il mitico Corridoio Vasariano, costruito per Cosimo I dei Medici nel 1565, per consentire al granduca di andare da casa a lavoro e viceversa, senza scendere in strada. Ma ben presto questo luogo dell’anima, difficilmente accessibile per mancanza di personale, potrebbe perdere gran parte del suo fascino e restare solo un “corridoio” per il passaggio dei turisti.

Perché per diventare accessibile a tutti, dovrà essere spogliato di quell’immensa collezione di autoritratti, unica al mondo, costruita nel corso di cinque secoli e iniziata nel ’600 dal cardinale Leopoldo de’ Medici. Oltre al fascino del panorama, quel chilometro di strada in mezzo ai palazzi, ha sempre regalato infatti la suggestione di una galleria di oltre 500 dipinti esposti, su un totale di 1776 collezionati, raffiguranti i più grandi artisti di tutti i temnpi. Ad ogni passo, dalle scale degli Uffizi fino al Giardino di Boboli, il visitatore incrocia lo sguardo e il volto di Rembrandt, Velasquez, Delacroix, Rubens, Canova, Fattori e Lega. E ancora Chagall, Giorgio Morandi Giacomo Balla, De Chirico, fino agli artisti di oggi, Pistoletto, Mapplethorpe, Patti Smith. Questa enorme vetrina sarà smantellata per far posto a quell’altrettanto ambizioso progetto, che vuole collegare Palazzo Vecchio alla Regia di Pitti, passando per gli Uffizi, in un unico percorso museale.

Un solo biglietto per quello che probabilmente sarà il tesoro dell’arte più grande e strabiliante al mondo. Ne è entusiasta il ministro del Mibact Dario Franceschini, che caldeggia questo nuovo «cammino del Principe». E ne è convinto il nuovo direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, che sta già preparando il cantiere.

"Sì sono favorevole al progetto e gli architetti sono già al lavoro con le planimetrie e con la richiesta delle autorizzazioni – spiega il direttore tedesco –. Penso e spero che si possa partire con i lavori entro la fine dell’anno». Gli interventi da fare non sono tanti, ma complessi: si devono creare le uscite di sicurezza lungo il tragitto del Vasariano e si deve pensare a una soluzione architettonica una volta arrivati a Pitti. E tutti gli autoritratti che fine faranno? "Le opere non possono restare esposte – precisa subito Schmidt – Non è possibile tenere un custode ogni dieci metri e non si può pensare di mischiare le persone che si fermano davanti a un dipinto con quelle che passano verso Pitti. Sarebbe un ingorgo impraticabile per la sicurezza delle opere".

E quindi? Allo studio ci sono già alcune soluzioni, compresa la creazione di un vero e proprio museo degli autoritratti: "Abbiamo già alcune ipotesi che stiamo valutando – conclude il direttore – La cosa che già posso assicurare è che su questi autoritratti così importanti, compresi quelli contemporanei, c’è un tale interesse del pubblico che certamente resteranno visibile in maniera permanente".