Firenze, 15 gennaio 2016 - Cosa è successo nella tragica nottata che ha portato alla morte di Ashley Olsen? Lo si ricostruisce dai verbali degli inquirenti. Un quadro drammatico culminato con il fermo del senegalese Cheikh Diaw, accusato dell'omicidio della ragazza americana.

8 GENNAIO, conto alla rovescia con la morte. Ore 4: Cheikh Diaw, 27 anni, lascia il ‘Dolce Zucchero’ e va in taxi al ‘Montecarla’. E’ già ubriaco (così dichiara agli agenti). Ashley Olsen arriva coi suoi amici Jade Moss e James Bateman. Cheikh incontra tre ragazze, una parla italiano, due inglese. Offre loro da bere, parla con quella che parla italiano: è Ashley. Li raggiungono al piano superiore le altre due ragazze e un albanese: "Lui ha consegnato cocaina alla ragazza che parlava italiano e che ho saputo chiamarsi Ashley e che mi ha offerto coca". Moss vede l’amica parlare col ragazzo di colore e l’avvisa: "E’ una brutta persona". Litigano. La Moss se ne va in taxi. Dirà: "Secondo me aveva parlato con quel ragazzo per acquistare coca...".

Ore 6: secondo Cheikh, Ashley lo invita ad andare a casa sua. "Non volevo, stavo male. Lei ha insistito".

Ore 6,30: Cheikh e Ashley lasciano il Montecarla. E’ il buttafuori del locale, Issa Diuf, a riferirlo. "Dichiarazioni e riconoscimento fotografico – scrive la polizia – sono estremamente attendibili. Diuf conosce bene Cheikh, è in grado di riconoscerlo senza problemi".

Ore 6-7: le immagini delle telecamere visionate dalla polizia inquadrano una coppia "un uomo alto di colore e una donna molto più bassa". Percorsa via dei Serragli in direzione dell’incrocio con Sant’Agostino e via S. Monaca ed essere entrata in via S. Monaca" però "la coppia non viene più inquadrata dalle telecamere. Si desume l’ingresso al civico 3, dove ha casa la Olsen".

Ore 7,15: (omissis) vede la Olsen entrare nel suo appartamento "insieme a un ragazzo di colore molto alto". Dichiarazioni che trovano pieno riscontro nelle immagini di videosorveglianza. Il giovane che affianca Ashley indossa giubbotto, jeans o comunque pantaloni scuri, snikers nere con suole bianche: sono gli stessi sequestrati dalla polizia nella perquisizione della casa in cui trova il senegalese, in via Andrea del Castagno 41.

Ore 7,30: "Beviamo e sniffano coca che la ragazza aveva in casa. Poi vado a comprare le sigarette. Torno. Abbiamo un rapporto sessuale, poi vado in bagno e getto preservativo e cicca della sigaretta. Mi dice ‘vattene via’ che viene il mio fidanzato. Mi ha trattato come un cane. Mi spinge e batto il fianco. La spingo anch’io e la colpisco con un pugno sulla nuca. Cade, si rialza, riprende a spingermi. Di nuovo la spingo, lei cade all’indietro sbattendo la testa sul pavimento. La prendo per il collo e la tiro su. La riporto a letto sul soppalco. Dice che sta male. Ero ubriaco e avevo preso coca, ma non l’ho strangolata".

Ore 8,30: Cheikh esce dalla casa, così sostiene.

Ore 9-11: La vicina di casa della vittima, sente "urla soffocate", ultimi spasmi di Ashley.

Ore 9,20: dal cellulare della Olsen parte l’ultima chiamata al numero 11... "Ultimo e disperato tentativo - per gli investigatori – di contattare 112, 113, o 118".

Ore 14,31 (e fino alle 23,31): la polizia tramite tabulati telefonici accerta che per nove ore la scheda sim del senegalese è inserita nel cellulare della vittima. Ed è nel "pomeriggio" che (omissis) dice di aver visto uscire quello che chiama ‘l’uomo nero’ dall’immobile di via S.Monaca.

giovanni spano