Firenze, 7 dicembre 2017 -  La Procura ha aperto un fascicolo sulla tragica fine di Marco Dolfi e Francesca Bernardoni, la coppia di fidanzati che ha perso la vita due giorni fa in un incidente sulla statale 206, a Orciano Pisano. L’obiettivo è capire cosa abbia provocato la tragedia, anche se al momento l’ipotesi più probabile è che la moto sia scivolata sul ghiaccio, finendo nella corsia opposta e quindi scontrandosi con un camion che stava arrivando. Un impatto terribile, che non ha lasciato scampo ai due ragazzi.

Intanto Lastra a Signa piange Marco, che qui viveva insieme ai genitori e al fretello minore. Ventitrè anni, una passione infinita per le moto, Marco Dolfi aveva frequentato l’Iti Leonardo da Vinci, per poi iniziare a lavorare nel negozio Emmedicimputer del padre, nella zona di Tripetetolo.

Conclusa ieri l’autopsia, i funerali del ragazzo saranno celebrati alle ore 15 di oggi, nella chiesa di San Martino a Gangalandi, a Lastra a Signa, e tutta la comunità si darà appuntamento per salutarlo un’ultima volta.

«Marco era un ragazzo timido ma generoso e sempre disponibile - raccontano gli amici - con una grande passione per i computer, la musica e soprattutto le moto. Anche se aveva preso da poco il foglio rosa era esperto di motori e sapeva guidare bene, tanto che da anni partecipava a gare di motocross. Purtroppo è stato tradito proprio dalla sua più grande passione».

Il giovane aveva comprato da tempo la moto, una Yamaha sportiva. Se l’era coccolata per mesi e mesi in garage, fra modifiche e ritocchi, in attesa di poterla guidare. Poi, il 27 novembre, aveva finalmente ottenuto il foglio rosa realizzando il suo grande sogno.

«Come con tanti altri ragazzi - scrive un suo amico su Facebbok - la cosa che ci ha unito e fatto conoscere è stata la passione per le moto. Fin dai tempi del Beta 50... sempre dietro a modificare, senza mai vederne la fine. Che bei ricordi! Ora che sei stato chiamato lassù, probabilmente c’era qualcun altro che aveva bisogno di te. Persone come te, con tutta la voglia e la passione che mettevi nel fare le cose ce ne sono poche. Ora... corri... corri con il tuo “Betarna” e la tua R6. Non voglio dirti addio, ma solo buon viaggio amico mio».

Lisa Ciardi