Arezzo, 17 dicembre 2015 - "Le lunghe vite sono grandi occasioni per capire che non siamo onnipotenti, siamo fragili". Cosi don Bargellini, in un passaggio della sua omelia in occasione dei funerali di Licio Gelli a Pistoia. "Anche le situazioni di grande agio - ripete in un passaggio don Bargellini che per l'occasione e' arrivato da Arezzo - perdono di valore senza amore".

Una piccola chiesa, quella della Misericordia, un centinaio di persone tra parenti e qualche vecchio amico. Sulla bara rose rosse e fiori bianchi. La segretaria di Gelli alla fine ha  letto una poesia che lo stesso venerabile aveva scritto proprio pensando alla cerimonia di addio alla vita.. La chiesa della Misericordia di Pistoia era presidiata da polizia, carabinieri e anche da agenti privati.

Intorno più o meno la stessa indifferenza che aveva circondato la camera ardente di Arezzo. Pochi curiosi, tanti paparazzi e giornalisti tenuti a distanza dai cartelli che precludono l'accesso alla camera ardente pistoiese.

Un vecchio amico di sempre ci mostra lo stemma fascista. Un altro ci dice che "la verita' ora verra' fuori". Pochissimi i volti noti presenti. Paolo il suo medico con le lacrime agli occhi ci ricorda come spesso nell'ultimo anno gli faceva domande e lui sorridendo glissava. Poi Licio Gelli è stato tumulato nel cimitero della Misericordia di Pistoia, nella cappella di famiglia accanto alla figlia e all'ex moglie Wanda,quella che ha dato il nome alla famosissima villa di Arezzo

Prima del trasferimento del feretro da Arezzo a Pistoia, la camera ardente di Licio Gelli è rimasta aperta tutta la notte, ma le visite sono state poche e tutte nella prima serata. Ieri mattina don Vezio Soldani, parroco della vicina chiesa della Badia, aveva impartito alla salma una benedizione. Alle 10 la partenza per Pistoia.

IL SINDACO Intanto ad Arezzo tiene banco la dichiarazione clamorosa del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli. Intervistato da Arezzo Tv, parla di personaggio a «luci e ombre», ma il «saldo su ciò che ha dato ad Arezzo è positivo». E che lo porta ad un giudizio di sintesi. «Credo si possa definire un cittadino illustre». Il primo a scatenarsi è Tito Barbini, a lungo assessore regionale: «Cittadino illustre? Non scherziamo! Stavolta il sindaco commette un errore enorme, offensivo nei confronti dei cittadini democratici e onesti. Luci e ombre?” Un’ombra su tutta la storia nera d’Italia». E a ruota si solleva la bufera.

Immediata la presa di posizione congiunta delle opposizioni in consiglio comunale. Alessandro Caneschi (Pd) a nome di Partito democratico, Arezzo in Comune e Movimento 5 Stelle: “le dichiarazioni del sindaco su Licio Gelli destano perplessità. Ghinelli ha parlato di luci e ombre nella vita del maestro massone. Bene, quali sarebbero le luci? E perché Licio Gelli sarebbe un cittadino illustre, sempre per il sindaco? Al pari di Petrarca e Guido Monaco?”.

Reazioni anche dal segretario regionale del Pd Dario Parrini. "Di fronte alla morte bisognerebbe evitare le polemiche, anche quando a morire e' uno come Licio Gelli. Ma dopo le parole del sindaco di Arezzo, secondo il quale in vita sua Gelli ha fatto piu' bene che male, non riesco a tacere: parole vergognose, un insulto alla storia civile (e penale) di questo Paese". Lo sostiene in un post su Facebook, commentando le parole del sindaco aretino. "Io sono garantista e per me contano sempre e solo le sentenze definitive: Gelli ne ha collezionate diverse. Ne cito una: 10 anni di reclusione per calunnia aggravata da finalita' di terrorismo per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna. Basta e avanza".

Durissima anhe la reazione della senatrice Pd Donella Mattesini. «A questo punto sarebbe giusto che da lui venisse il bel gesto di dare la cittadinanza onoraria a Tina Anselmi che ha presieduto la commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2». «Signor sindaco faccia una scelta: se pensa davvero che Licio Gelli sia un cittadino illustre, allora vada al suo funerale con la fascia tricolore».

LA MORTE E' morto a 96 anni: era in ospedale, lontano dalla villa dove ha vissuto per una vita e che negli anni e nella cronaca nazionale era diventata la villa dei misteri. Ma a quel punto hanno deciso di portarlo a vivere le ultime ore nel suo rifugio naturale, E' morto Licio Gelli, la cui salute negli anni era andata piano piano peggiorando tanto che in passato qualcuno ne aveva già annunciato la morte: lui aveva sempre resistito. Fino a martedì.

L'imprenditore e faccendiere ha ceduto, le sue condizioni sono precipitate in una corsia d'ospedale,al San Donato, dove era ricoverato da qualche giorno. La notizia è filtrata solo in tarda serata. I funerali si svolgeranno giovedi a Pistoia, mentre la camera ardente è stata allestita alla Misericordia. Il carro funebre è sbucato dal cancello di Villa Wanda, ha sfiorato le fioriere e i prati dei famosi ritrovamenti di lingotti di qualche anno fa e ha raggiunto il centro, la zona di via Garibaldi. Una piccola folla di reporter, fotografi e giornalisti intorno alla chiesa. Poche per ora le presenze fuori dal mondo della comunicazione. Tra gli ultimi arrivati l'ex presidente dell'Arezzo Piero Mancini.

Il carro funebre esce da villa Wanda

La camera ardente era nei saloni interni della Misericordia, non nelle tradizionali cappelle subito dietro l'altare della chiesa, L'espressione è quella fiera di sempre, come se addirittura dopo la morte avesse ritrovato un briciolo di quel vigore che la malattia aveva minato. Il rosario tra le mani, ha appuntata sul petto la spilla che dovrebbe essere quella del fascio littorio e alle dita alcuni anelli nobiliari.

Personaggio discusso e controverso del panorama italiano. Con un ruolo pesante nelle vicende politiche italiane, prima il periodo fascista, poi l'adesione alla repubblica di Salò. Pistoiese, nel 1956 diventa direttore commerciale della Permaflex di Frosinone: già allora lo stabilimento veniva raccontato come un incrocio continuo di politici, ministri, perfino uomini di chiesa,

In quegli anni inizia la scalata alla Massoneria: culminata nella nomina a maestro venerabile della loggia Propaganda 2. P2, un crocevia di autorità di tutti i livelli e di tutti i campi. Fu l'uscita delle liste a portare in evidenza anche sulla cronaca la figura di Gelli.

Liste che i giudici di Milano pescarono nel 1981 nel quadro di una serie di perquisizioni, sia nella sua casa di Castiglion Fibocchi che nell'azienda di proprietà, la Giole sempre di Castiglioni. La fuga in Svizzera, quindi in Sudamerica e da allora un'impronta profonda nella cronaca  italiana che  ha visto continuamente salire nel ruolo di protagonista.

Tutto vissuto sempre dalla sua villa sopra Santa Maria delle Grazie: da lì vedeva i cortei di protesta che ogni tanto facevano tappa, lì forse continuava a ricevere personaggi chiave della politica nazionale. Lì seppe la notizia più devastante della sua vita, la morte della figlia Maria Grazia in un incidente stradale. Aveva altri tre figli: Maria Rosa, Raffaello e Maurizio. Da lì le fughe che avrebbero messo a rumore giornali e televisioni. Lì sarebbero stati trovati in giardino i lingotti d'oro in una delle tante pagine nelle quali Arezzo attraverso le sue vicende era salita al centro delle cronache. L'ultimo sequestro c'era stato nell'ottobre del 2014, nel quadro delle indagini per vari reati fiscali.

Ad Arezzo viveva da quasi mezzo secolo, da quando era diventato il braccio destro dei Lebole alla Giole. In quegli anni il suo nome non era ancora celebre. Ma dalla villa ottenuta grazie ad un affare favorevole i vip passavano di continuo. 

Una serie di condanne fino alla bancarotta fraudolenta nel caso del Banco Ambrosiano, 12 anni. Ora la morte. Una morte che chiude una vicenda personale dai contorni oscuri ma che chiude un'epoca. Della quale Arezzo conserva quello sky-line che ormai era entrato perfino in certi tour turistici: il colpo d'occhio della sua villa sopra la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

"Il suo grande cruccio era non poter avere i figli vicini in quest'ultimo periodo di tempo: i suoi ultimi pensieri erano dedicati alla sua famiglia. Era molto tranquillo, tutto sommato erano pensieri non di guerra ma di pace, sostanzialmente". Ricorda cosi' gli ultimi giorni di vita di Licio Gelli uno dei legali, Gianfranco Ricci Albergotti, fermato dai giornalisti all'uscita della camera ardente dove e' esposto il corpo di Licio Gelli. La salma del fondatore della P2 e' stata composta con una spilla che riporta il simbolo del partito fascista e, al dito, un anello d'oro comitale, che rappresenta il titolo nobiliare di conte. L'ultima volta che il legale ha sentito Gelli e' stato "sei giorni fa. Ho saputo la notizia stamattina. Era molto sereno, mi parlava dei restauri che stava facendo a villa Wanda. A tutto pensava meno che alla morte". Ma il figlio Raffaello è arrivato alla camera ardente intrattenendosi a lungo davanti alla salma del padre.