Senza credito a imprese e famiglie. Il rilancio dell’economia è a rischio

Prestiti alle imprese in calo, mutui fermi alle famiglie e sofferenze bancarie in crescita: la stretta creditizia del 2023 rischia di danneggiare l'economia. Le autorità monetarie e di governo devono intervenire per evitare una tempesta perfetta.

Prestiti alle imprese in forte calo, mutui fermi alle famiglie e sofferenze bancarie in crescita. Occorre evitare la ‘tempesta perfetta’ che insieme all’aumento dei tassi per combattere l’inflazione penalizzerebbe il processo di ripresa economica con danni per il PIL, la creazione di valore e l’occupazione. La stretta creditizia del 2023 appare molto pericolosa (meno 7% di erogazioni alle PMI pari a 55 miliardi di euro): è necessario che le autorità monetarie e di governo oltre che Abi e Confindustria si facciano sentire dalle Banche che rappresentano una quota di mercato rilevante (le prime 10 nel ranking nazionale). Il credito al consumo è cresciuto di 5 miliardi ma questo non rappresenta certo una pur misera consolazione (il reddito reale delle famiglie è diminuito con l’inflazione). I Tassi hanno raggiunto il picco nel 2023, solo adesso il mercato sta anticipando le future mosse delle banche centrali con una modesta diminuzione di circa l’uno per cento. La clientela bancaria fatica ad onorare le scadenze, le sofferenze nette sono cresciute in un anno del 10% passando da 16 a 18 miliardi di euro... Il conto lo stanno pagando i cittadini e le imprese perché le banche, proprio grazie all’aumento dei tassi attivi hanno fatto un incremento massiccio degli utili (sono stimati circa 40 miliardi per il 2023).