CHIARA SACCHETTI
Cronaca

Rabbia, stregoneria e ingordigia. Peccati capitali di Carnevale. Ma una poesia ci potrà salvare

Le quattro costruzioni minori non sfigurano. La Fondazione: Borri "multata" perché troppo lenta. Il retrocesso Galli cerca il riscatto, Raciti festeggia con un’abbuffata la sua promozione.

Rabbia, stregoneria e ingordigia. Peccati capitali di Carnevale. Ma una poesia ci potrà salvare

Rabbia, stregoneria e ingordigia. Peccati capitali di Carnevale. Ma una poesia ci potrà salvare

Sono le emozioni umane, quelle positive come l’allegria e quelle negative come la rabbia, che hanno ispirato quest’anno i costruttori di seconda categoria. Quattro le costruzioni in gara segnate da una retrocessione, quella di Fabrizio Galli dalla prima categoria, e un avanzamento, quello di Matteo Raciti dalle mascherate di gruppo.

“L’ira di Kitsune” è il carro che Galli ha firmato insieme alla figlia Valentina. Nel centro della costruzione tronegga una volpina bianca con le sue nove code sfumate di rosso, indossa un collare dorato e ai suoi piedi sbocciano fiori: il tutto ispirato all’Oriente come testimoniano le lanterne rosse di contorno o i bei vestiti sontuosi delle maschere. “A me piace tantissimo l’Oriente e il mondo manga – racconta Valentina – e quello che abbiamo voluto rappresentare è il demone asiatico della rabbia, un sentimento che tutti noi proviamo in certi momenti. Il carro vuole essere un percorso emozionale che invita a gestire l’ira per trasformarla in energia positiva: se infatti non si reprime, la rabbia può diventare una forza positiva”. Valentina è soddisfatta del lavoro svolto. Da vent’anni collabora con il padre, figlia e nipote dell’arte della cartapesta.

“Auguro a tutti un briciolo di follia!”, l’espressione di Alda Merini, dà il titolo alla costruzione di Priscilla Borri. Che però sarebbe stata multata dalla Fondazione per aver rallentato la sfilata. L’ingegner Paolo Polvani è stato criptico: "Ve lo dico domani". La poetessa è rappresentata sdraiata su un fianco con la sua solita sigaretta in bocca e la penna d’oca, intenta a scrivere su fogli volanti. Alle sue spalle si aprono stanze squallide che richiamano il manicomio, mentre figure fantasmatiche sovrastano la costruzione. Il carro è tappezzato di citazioni della poetessa. Un inno dunque alla poesia come liberazione della mente e spazio all’irrazionale che dà gioia.

“All you can eat” è il titolo inglese, ma per tutti sarà il carro di Gordo, quel personaggio che Matteo Raciti, debuttante nelle costruzioni "piccole", ha voluto che dominasse la sua costruzione. Un personaggio quasi fumettistico, calvo, dalla bocca sproporzionata e piena di denti, che seduto sotto una tavola apparecchiata si sta pappando un grosso pesce, ma anche un albero e una montagna, mentre i suoi piedi giganti spuntano dalla tovaglia. “Ho vinto lo scorso anno la gara delle mascherate di gruppo e dopo sette anni dal mio esordio mi sono trovato a fare il carro – racconta Matteo, siciliano di Acireale, trapiantato a Viareggio per amore del Carnevale – È stata un’esperienza dura, molto impegnativa, ma ho messo tutto me stesso in questa opera. Ho voluto rappresentare l’amore per il pianeta e la necessità di tornare ad abitudini di vita più sostenibili per la sopravvivenza della Terra. Gordo è un personaggio della mia fantasia e rappresenta l’ingordigia umana, da cui è necessario salvarsi”.

“Magie di Carnevale” è il titolo esemplicativo della costruzione di Luciano Tomei e Antonino Croci, che piacerà o spaventerà senza dubbio i bambini con la strega gigante che rimesta nel pentolone contornato da gufetti e topi. Alle sue spalle uno scaffale pieno di vasetti e pozioni magiche. Le maschere femmine hanno abiti verdi da strega mentre i maschi sono ragni pelosi con tanto di ragnatela. Luciano Tomei, che ama la semplicità nei messaggi carnevaleschi, confessa che la speranza è che dal pentolone venga fuori una pozione magica che porti l’allegria carnevalesca in un mondo in questo momento assai triste.