
Il Mondo che vorrei: l’avvocato Dalle Luche, Marco Piagentini, Claudio Menichetti e la presidente Daniela Rombi
Sono trascorsi quasi 200 giorni da quando la Cassazione bis sentenziò le condanne definitive a carico di Moretti e degli altri vertici delle aziende italiane e tedesche coinvolte nella strage ferroviaria di Viareggio. Quasi 200 giorni e ancora non sono state pubblicate le motivazioni, passaggio imprescindibile per fissare le date dell’Appello ter in cui dovranno essere ricalcolate le pene. Quasi 200 giorni che significano oltre 6mesi e mezzo. Un’attesa lunga, un’eternità per i familiari delle vittime che da 15 anni attendono giustizia e che, a questo punto, dovranno probabilmente aspettare almeno settembre per avere le motivazioni. Un ritardo inatteso – in fondo la Cassazione bis era meno complessa della prima Cassazione – che ha indotto i familiari delle vittime a prendere carta e penna e a scrivere alle massime autorità dello Stato. Al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e al ministro della giustizia, Carlo Nordio. La lettera prende spunto dalle parole – durissime – del Presidente Napolitano nel giorno del 15 anniversario della strage. "Siamo consapevoli – si legge nella lettera firmata da Daniela Rombi, presidente dell’associazione Il Mondo che vorrei – che non esiste un limite temporale per i giudici di Cassazione, tuttavia riteniamo necessario, proprio perché spesso si sente sbandierare la ‘ragionevole durata del processo’ che questo limite venga fissato anche per loro, perché qui si perde tempo... Rimanere in un limbo di attesa fa male a noi familiari ma fa male anche alla giustizia italiana. Non solo noi abbiamo bisogno di chiudere questo capitolo che va avanti da oltre 15 anni, ma penso che il nostro Paese, anche attraverso queste sentenze, possa riacquistare una fiducia verso la giustizia".
Il contenuto della lettera è stata illustrata ieri nel corso di una conferenza stampa, in cui Daniela Rombi si è detta stanca, oltre che arrabbiata. "Il processo – ha detto – è stato svuotato anno dopo anno, passaggio dopo passaggio. Resta solo uno scheletro a cui sono attaccati piccoli stracci di giustizia. Che per noi sono importanti perché riconoscono la colpevolezza delle figure apicali. Ma ora basta perdere tempo".
Marco Piagentini aggiunge: "I tempi della giustizia sono troppo lunghi per gli imputati? Vero, e allora accorciateli. Chiediamo solo che questo Governo metta in pratica quello che sostiene da tempo, altrimenti si rischia, come sempre, di predicare bene, ma di razzolare male".
Paolo Di Grazia