L’elogio alla lentezza. Borri e il corso lumaca: "Nei carri c’è un mondo". Da scoprire senza fretta

La carrista è finita nel mirino della Fondazione che pensa a un richiamo. Ma la diretta interessata si difende: "A me nessuno ha detto di accelerare".

L’elogio alla lentezza. Borri e il corso lumaca: "Nei carri c’è un mondo". Da scoprire senza fretta
L’elogio alla lentezza. Borri e il corso lumaca: "Nei carri c’è un mondo". Da scoprire senza fretta

È tra le “indiziate“ numero uno per la lentezza del primo corso (un giro e poco più in tre ore abbondanti), al punto da essere stata segnalata al Cda della Fondazione Carnevale che, come ha già detto la presidente Marialina Marcucci, procederà con un’ammonizione. Nessuna multa, al massimo un cartellino giallo per Priscilla Borri, che firma l’opera “Auguro a tutti un briciolo di follia“. Lei non fa una piega, e anzi si lancia in un elogio alla lentezza. "Perché, in ogni carro, c’è un mondo da scoprire". Senza fretta.

Borri, che ci dice?

"Sinceramente ho scoperto dalla Nazione di essere tra le “indiziate“ per il corso lumaca. Forse sapete più cose di me, perché nessuno sabato mi ha detto di correre. O che stavo rallentando il corso. E comunque la folla, che per fortuna ha riempito i Viali, rendeva a tutti difficile sfilare... Per questo mi è sembrata una “lentezza“ fisiologica“, non per colpa".

Cosa pensa di questa polemica, che, per mille ragioni diverse, si rinnova ogni anno?

"Diciamo che speravo di finire in prima pagina per altro, ad esempio per il tema che ho scelto e per il modo con cui l’affrontiamo. Penso che con tutto ciò che il Carnevale racconta, con i suoi spunti, sia un peccato fermarsi alla velocità con cui girano le costruzioni all’interno del circuito".

Però tanti spettatori lo segnalano, come un problema. Sarà perché c’è smania di scoprire cosa racconta il Carnevale, e in tre ore sembra impossibile.

"Forse non basta un’edizione per poterne cogliere tutte le sfumature più nascoste".

Allora parliamo del suo carro: “Auguro a tutti un briciolo di follia“. Cosa l’ha ispirata?

"Il dibattito che si è aperto sulla possibilità di riaprire i manicomi. Sull’ipotesi di tornare indietro rispetto ad una conquista di libertà e di civiltà che è stata la Legge Basaglia. Ed Alda Merini è stata un simbolo dell’umanità silente e lo è diventata del Novecento. Ha vissuto la privazione, chiusa tra le mura di un manicomio, e ha trovato riscatto nella poesia, riuscendo a salvarsi la vita e l’anima. Il suo è un messaggio di speranza".

Un tema complesso da portare nel vortice del Carnevale...

"Un tema complesso da affrontare sempre, soprattutto di fronte ad un grande pubblico perché tocca l’intimità di tante persone".

Lei come si è approcciata?

"Per cercare di affrontare questo racconto senza superficialità, per non trasformarlo in una pagliacciata che potesse ferire qualcuno, anche una sola persona, ho fatto un percorso complesso. Ho visitato luoghi, incontrato persone, ho letto... tanto.

E cosa le resterà di questo percorso, che è stato anche personale?

"Tante emozioni. Ma soprattutto l’incontro con il Centro di attività espressive di Firenze, per la riabilitazione per pazienti psichiatrici. Sono stati proprio gli utenti del Centro a lasciare una traccia delle loro emozioni sulla stoffa che veste i fantasmi, quelli positivi e negativi, che si agitano nell’animo della costruzione. La invito a venire a vedere quanta umanità è espressa in queste stoffe, in mezzo alle loro parole e ai disegni che ci hanno donato".