C’è un momento, terminata la sanificazione dell’ambulanza, sfilata la tuta bianca, tolta la visiera, la mascherina, il primo e poi il secondo paio di guanti, in cui Cristina riprende fiato. Un respiro profondo, gli occhi chiusi: "Ogni volta alla fine del turno ho bisogno di fermarmi e fermare tutto – racconta la...

C’è un momento, terminata la sanificazione dell’ambulanza, sfilata la tuta bianca, tolta la visiera, la mascherina, il primo e poi il secondo paio di guanti, in cui Cristina riprende fiato. Un respiro profondo, gli occhi chiusi: "Ogni volta alla fine del turno ho bisogno di fermarmi e fermare tutto – racconta la soccorritrice –, è un modo per raccogliere di nuovo le forze ed essere pronta a ricominciare". A primavera, così come in questo autunno segnato dalla pandemia, per Cristina quel "respiro" segna la fine di ogni giorno fianco a fianco col Coronavirus.

Corre accanto al virus Cristina Di Benedetto, è l’autista dell’ambulanza Covid della Croce Verde di Viareggio. "Quello che è cambiato, rispetto alla prima ondata – racconta – è che adesso abbiamo imparato a convivere con la paura del contagio. Ci muoviamo con più disinvoltura dentro le nostre ’nuove’ divise asettiche e visto che non possiamo farlo con la bocca ora sorridiamo con gli occhi per tranquillizzare i pazienti che devono essere accompagnati in ospedale. Questo virus spaventa, tutti. Ma noi – aggiunge – non possiamo farci togliere la capacità di comunicare, di accarezzare...". Di offrire quel conforto familiare che si spezza di colpo sulla porta di casa, quando la barella comincia la salita in ambulanza. "Quel momento – dice Cristina – resta il più duro. Siamo consapevoli che una famiglia viene separata, e non potrà riunirsi fin quando il Covid non sarà sconfitto". Non le è mai capitato in questi mesi d’emergenza: "Ma un giorno – conclude – mi piacerebbe poter riaccompagnare a casa un paziente che ho portato via, poter riunire una famiglia".

mdc