La pm perugina Gemma Miliani
La pm perugina Gemma Miliani

Perugia, 26 maggio 2020 - «E pure per la ragazza c’è un procedimento disciplinare se mi iscrive dopo sei mesi senza motivo... ». Luca Palamara protestava con l’amico Luigi Spina, membro dimissionario del Csm, per l’indagine di Perugia (che proprio Spina è accusato di avergli rivelato), e aveva messo nel mirino, anche la ’ragazza’ o piuttosto la collega pm Gemma Miliani, titolare del fascicolo (coassegnato con il pm Mario Formisano) avviato contro l’ex presidente dell’Anm, e già consigliere a Palazzo dei Marescialli, per quello che riteneva essere stato un ritardo nell’iscrizione, dopo la trasmissione degli atti dalla procura di Roma. Così, nel cuore della notte del 16 maggio 2019 si sfoga con l’amico e ipotizza una reazione. La conversazione viene registrata dal trojan piazzato sul telefono.

«M’ha detto una cazzata Alberto...», inveisce in relazione alla – evidentemente – fallace comunicazione di un collega che gli avrebbe fatto capire che l’indagine era stata archiviata. Spina ribatte: «Non lo so, non ce l’hanno mandata... può essere pure che qualcuno che se ne sta per andare in pensione (l’ex procuratore Luigi De Ficchy, ndr) te la vuole far pagare ed intanto ti manda questa cosa... eh... e poi la richiesta di archiviazione ». Palamara: «Sì... però almeno questo glielo può chiedere Riccardo, mò invece».

Nell’indagine è finito indagato per rivelazione Riccardo Fuzio: l’ex Pg della Corte di Cassazione che ha potere di intraprendere l’azione disiplinare nei confronti dei magistrati, (avrebbe detto a Palamara alcuni fatti oggetto dell’indagine per corruzione in corso). Nella stessa conversazione con Spina, ipotizzando un disciplinare per la ’ragazza’ Palamara ricorda che la «la sentenza Giovannini l’ho fatta io». Proprio ieri Valter Giovannini, ex Aggiunto a Bologna, censurato con una sentenza a firma di Palamara, ha chiesto a Perugia se negli atti spunti il suo nome. Ribatte Spina: «Certo... certo..». E Palamara: «eh... eh... eh...».

Ma il problema resta l’indagine. «Non hai capito che è una cosa fatta a tavoli... tu sei un pezzo di merda questo è bene che si sappia Gigi...l’uomo più esposto della corrente della magistratura in quel momento e mi chiedi della Duchini (l’ex procuratore aggiunto di Perugia, inquisita a Firenze) e Riccardo ti chiama dice ...’no no Luca non lo fate astenè perché non c’è niente su Luca’». Il Csm infatti doveva decidere sul trasferimento cautelare del magistrato umbro. Nella preziosa rubrica whatsapp di Palamara (in cui compaiono messaggi, alcuni innocui, con vip, politici, ministri e ovviamente colleghi) che ha provocato un altro terremoto mediatico, ci sono pure le chat con De Ficchy definito da Palamara ’telecomandato’. Non c’è scritto niente, se non parecchie chiamate non risposte (da Palamara) e pressanti richieste di incontri nel febbraio del 2018 (e fino a giugno dello stesso anno).

Proprio nei mesi bollenti dell’affaire Duchini, ma anche in concomitanza – ha ricostruito la ’Verità’ – dell’arresto di Fabrizio Centofanti a Roma: l’imprenditore ora inquisito con Palamara a Perugia per corruzione, che sarebbe legato anche a De Ficchy. Quest’ultimo, ormai in pensione, proprio ieri ha rotto il silenzio con l’AdnKronos: «Io che rapporti avevo con Centofanti? Era amico di Palamara, mica era amico mio. Lo conoscevo solo perché sono andato a due convegni che ha organizzato. Ma certo non ho mai fatto pressioni per lui. Anzi - dice De Ficchy riferendosi a Palamara - era lui che era interessato a Centofanti. Tra l’altro, Centofanti è indagato a Perugia con Palamara, quindi...». De Ficchy non ci sta a sentire parlare di ’pesca a strascico’: «Qualcuno ci ha contestato di aver mandato intercettazioni ‘selezionate’ al Csm per danneggiare la candidatura di Viola a Roma come successore di Pignatone. Niente di più falso». Quanto alle chat «Sono venute fuori dopo, con il sequestro del telefono di Palamara, il 30 maggio 2019. E io, peraltro, sono andato in pensione due giorni dopo, il 1 giugno».

Erika Pontini