Violentata a sei anni. Il 33enne evade dai domiciliari: “Volevo fare una passeggiata”

I carabinieri avvisati dal padre che si è accorto dell’assenza del figlio. L’avvocato: "Non ci opporremo alla detenzione purché venga curato"

La bambina ha raccontato al papà quanto è stata costretta a subire
La bambina ha raccontato al papà quanto è stata costretta a subire

Magione (Perugia), 2 novembre 2023 – “Avevo mal di schiena sono uscito a fare una passeggiata". Così si è giustificato G.P., agli arresti domiciliari per l’accusa di violenza sessuale su una bambina di sei anni in vacanza in un campeggio di Magione e perché nel suo telefono hanno trovato centinaia di immagini pedopornografiche. A Jesi, dove il 33enne sconta la misura, i carabinieri sono stati avvisati dal padre, che si è accorto dell’assenza che ora avrà un peso decisivo in vista dell’interrogatorio di garanzia previsto per oggi alle 12 a Perugia con il gip Piercarlo Frabotta che a questo punto potrebbe anche decidere per un inasprimento.

"Ora – ha spiegato a La Nazione l’avvocato Stefano Migliorelli – non ci opporremmo alla detenzione o ad altre scelte del giudice purché ci siano le cure. C’è poco da lottare per la libertà del mio assistito, l’importante è che venga curato". Quella descritta è una pulsione contro cui, questo "bambino dentro un corpo da adulto, che vive nel suo mondo e ha disagio psicologico da quando aveva 14 anni", non riesce ad opporsi. Ha mentito pur di tornare a lavorare con i bambini. Con "inquietante spregiudicatezza" - dirà il giudice - G.P. si era presentato di persona al campeggio in riva al lago Trasimeno poco prima dell’inizio della stagione estiva, mostrando un curriculum ultra-qualificato, aveva chiesto e ottenuto il posto da animatore della struttura.

Doveva occuparsi delle attività ricreative dei ragazzi e dei più piccoli. Una laurea in Scienze della Formazione, esperienze precedenti da educatore svolte sia in Italia che all’estero. Molte delle cose che il trentatreenne, originario di Jesi e arrestato lunedì (ai domiciliari) dai carabinieri di Magione con l’accusa di violenza sessuale su minore e pedopornografia, ha detto - pur di farsi ingaggiare - non erano vere.

Quando ad agosto è scoppiata la bomba, la piccola turista di sei anni ha raccontato al suo papà che quell’uomo si era spogliato nudo davanti a lei e poi ha compiuto l’indicibile, i titolari lo hanno immediatamente allontanato dalla struttura dove non ha mai più messo piede. Sentiti dal sostituto procuratore Mario Formisano i gestori hanno raccontato sconvolti di essere stati raggirati.

"Uno choc", non immaginavano che il 33enne fosse sotto processo per un’accusa di violenza sessuale ai danni di una bambina di sette anni denunciata nel 2020 ad Ancona e che un giudice avesse già stabilito il divieto assoluto di avvicinamento a strutture e luoghi frequentati dai bambini come scuole o parchi giochi. Processo finito appena tre settimane fa con una condanna - in primo grado - a sei anni di reclusione e l’obbligo di permanenza in una struttura specializzata per seminfermità mentale.