Luca Tomassini
Luca Tomassini
E’ finito il sogno della ’’Google italiana’’. Il consiglio di amministrazione di Vetrya ha deciso lo scioglimento e la messa in liquidazione dell’azienda al termine di un triennio caratterizzato da bilanci lacrime e sangue, con numeri divenuti drammatici e insostenibili nel primo semestre 2021. Il comunicato emesso dall’azienda, fondata e guidata da Luca Tomassini, è laconico, non offre molti dettagli e spiega che comunque si lavorerà...

E’ finito il sogno della ’’Google italiana’’. Il consiglio di amministrazione di Vetrya ha deciso lo scioglimento e la messa in liquidazione dell’azienda al termine di un triennio caratterizzato da bilanci lacrime e sangue, con numeri divenuti drammatici e insostenibili nel primo semestre 2021. Il comunicato emesso dall’azienda, fondata e guidata da Luca Tomassini, è laconico, non offre molti dettagli e spiega che comunque si lavorerà per cercare di salvare una parte della società.

"Il consiglio di amministrazione – si legge nella nota dell’azienda orvietana – ha deliberato lo scioglimento e la messa in liquidazione con cessazione delle attività e rami aziendali ad eccezione delle aree e direzioni da proseguire, l’adozione delle opportune iniziative per la riduzione del personale delle attività dismesse in ragione della rilevantissima perdita di fatturato e di approvare la prosecuzione delle attività finalizzate a verificare la sussistenza dei presupposti per l’accesso a procedura di concordato preventivo".

La decisione che fa calare il sipario su un’azienda per anni considerata all’avanguardia dell’imprenditoria italiana, è arrivata all’indomani del congelamento della quotazione del titolo in borsa, nel mercato Aim dove è quotata Vetrya.

Il titolo aveva del resto subìto perdite rilevanti già all’indomani della comunicazione ufficiale relativa all’abbandono del piano industriale ritenuto non più attuabile, ma tutto il 2021 era stato un anno orribile per la quotazione. Adesso si apre un problema occupazionale le cui dimensioni sono difficile da quantificare. In ballo ci sono una novantina di posti di lavoro nella sede di Bardano. Se davvero si riuscirà a ripartire con un azienda molto più piccola con una ipotesi di fatturato annuo stimato intorno ad otto milioni, quanti potranno essere i dipendenti?

Mentre cola a picco una delle aziende simbolo non solo della città, ma del sistema paese, stupisce il silenzio della politica e delle istituzioni che, come accaduto nelle turbolenze che hanno investito la Cassa di risparmio, rimangono senza parole di fronte ad una situazione non certo imprevista. Intanto per il 10 novembre è stata convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti.

Cla.Lat.