Il regista ternano Andrea Sbarretti
Il regista ternano Andrea Sbarretti

Terni, 4 ottobre 2014 - Riflessione come fenomeno speculare di una città che non si conosce; riflessione come attività introspettiva necessaria per comprendere l’effettiva realtà in cui si vive e organizzare, volendo, un nuovo domani. Questo è “Io rifletto”, l’ultimo docufilm del regista ternano Andrea Sbarretti, presentato venerdì mattina nella sala consiliare del Comune di Terni e in programmazione fino al 9 ottobre al Politeama Lucioli.

Cento minuti non di celluloide, ma di riprese in digitale con attori selezionati per caso senza un criterio particolare se non quello dell’aver qualcosa da dire. “Io rifletto” non ha un messaggio da portare al pubblico. Almeno, non dichiaratamente. Il regista va con la sua telecamera in giro per la città e i suoi dintorni, incontra persone e le fa parlare raccontando loro stesse, i loro sogni e le loro attività. C’è glamour, c’è trash e anche un pizzico di filosofia. E’ un quadro naif, come naif è Sbarretti in tutti i suoi lavori. La definizione in questo senso offerta da Massimo D’Antonio, che insieme al regista ha presentato il docufilm alla stampa, è particolarmente centrata.

E forse non è un caso che questo ultimo lavoro di Sbarretti sia stato presentato nel periodo in cui nella sede della Fondazione Carit è in esposizione una ricca raccolta delle opere del pittore ternano per eccellenza Orneore Metelli, artista naif di primaria importanza anche su scala nazionale benché non fosse di scuola accademica, definito da Vittorio Sgarbi “il corrispondente di Ligabue nel Centro Italia”. A taluni il paragone potrà sembrare ardito, ma come il ciabattino Metelli negli anni Venti e Trenta raccontava la vita cittadina con linee nette e colori sgargianti, così Sbarretti con le tecnologie visive del terzo Millennio pone l’accento su aspetti in alcune circostanze inedite della vita di provincia utilizzando scene “forti” e nette. Così il docufilm “Io rifletto” passa dall’episodio iniziale di una normale domenica di alcuni pescatori lungo il Nera, alla finale regionale di Miss reginetta d’Italia con la telecamera che si indugia sul “lato B” delle modelle in gara. Allo stesso tempo, però, immortala la quotidianità delle famiglie che provano a far crescere le nuovissime generazioni assecondando le loro aspirazioni musicali o sportive. Aspirazioni, tuttavia, che poi non riescono a trovare uno il completo appagamento in una città ferma, che non regge questo dinamismo latente. Il film di Sbarretti fa discutere perché da una parte non scatta una fotografia caramellosa della Terni del 2014; e dall’altra la sua scrittura non offre una chiave di lettura definita di ciò che si vede sullo schermo. Ma la forza di “Io rfiletto”, racchiusa proprio in questo titolo, è proprio questa: lasciare lo spettatore con un punto interrogativo, per risolvere il quale dovrà affidarsi alla propria coscienza.

Andrea Fabbri