Simulò la sua morte in Albania. Pecorelli condannato a 4 anni

L’ex imprenditore e arbitro tira un sospiro di sollievo: non sarà estradato e niente carcere

Simulò la sua morte in Albania. Pecorelli condannato a 4 anni

Simulò la sua morte in Albania. Pecorelli condannato a 4 anni

di Fabrizio Paladino

Anche stavolta il naufrago Davide Pecorelli è riuscito a salvarsi dalla tempesta, vale a dire le carceri albanesi. La sentenza di ieri, infatti, gli evita un "problematico" eventuale ritorno nel Paese delle Aquile. Nella tarda mattinata di ieri gli avvocati dell’ex imprenditore e arbitro della sezione di Arezzo – Massimo Brazzi e Andrea Castori – hanno ricevuto la notizia dai colleghi presenti al tribunale di Scutari dove il Conte di Montecristo dei nostri giorni era imputato con cinque accuse che, da quelle parti, non sono di poco conto. Il quarantanovenne padre di 4 figli è stato dunque condannato a 4 anni per incendio doloso (quello dell’auto noleggiata in cui aveva nascosto delle ossa umane che voleva far passare per sue), violazione dei confini nazionali albanesi da clandestino (l’espatrio clandestino dall’Albania al Montenegro e ritorno) e ostacolo al raggiungimento della verità (la simulazione di reato in Italia).

Assolto per i reati più gravi, vilipendio di cadavere e truffa. La procura albanese aveva chiesto otto anni e chi era presente all’annuncio della sentenza da parte del giudice ha notato il pm locale infuriarsi al pronunciamento della decisione. Intanto lui, Davide, ha atteso il verdetto albanese in una sorta di buen retiro a Pietralunga, sulle colline di Città di Castello. Di estradizione si parlerà a fine maggio in un’udienza davanti alla corte d’appello di Perugia, pur se i reati per i quali è stato condannato non prevedono la carcerazione, con gli avvocati che ora saranno impegnati nella revoca della richiesta di misura cautelare, valutando una pena alternativa. Insomma, il naufrago ritrovato dopo mesi al largo dell’Isola di Montecristo, ha evitato il peggio e ieri ha tirato un bel sospiro di sollievo, annunciando per oggi una sua lunga dichiarazione dove chiarirà la sua posizione.

Pecorelli scompare da tutti subito dopo la Befana 2021. Nemmeno i familiari riescono più a contattarlo. E a Puke, la zona in cui aveva lasciato le ultime tracce, si ritrova distrutta dal fuoco l’auto che aveva noleggiato, con dentro ossa umane. A settembre si fa ritrovare sul Tirreno.

"Stavo andando a ritrovare il tesoro di San Mamiliano" dice ai carabinieri, ossia le monete d’oro, per un valore di quasi mezzo milione. Lo indagano per ricettazione, ma poi l’ipotesi di reato cambia: autocalunnia. Al processo di Grosseto otterrà la messa alla prova, col reato che si estingue il prossimo luglio.