Tribunale (foto d'archivio)
Tribunale (foto d'archivio)

Città di castello (Perugia), 3 ottobre 2020 - Aveva mentito per anni al marito, ma ora la pagherà. E anche cara. Centocinquanta mila euro: è la cifra che una tifernate dovrà dare all’uomo, un piccolo imprenditore altotiberino. La donna, infatti, aveva nascosto per oltre 20 anni che i figli non erano dell’ex marito: così lui li aveva accuditi come se fossero suoi, dandogli il proprio nome e pagandone anche gli alimenti: poi in fase di separazione, aveva scoperto che i due ragazzi non erano frutto del loro amore, ma di un altro uomo.

Una lunga storia che si è conclusa in questi giorni nel tribunale civile di Perugia, dove un sessantenne altotiberino, rappresentato dall’avvocato Marcello Pecorari, ha vinto la causa contro la ex moglie: lo dovrà risarcire con 150mila euro. La vicenda inizia prima del 1990, quando i due si sposano: il loro è un matrimonio ‘riparatore’, poiché la donna era incinta. I due vanno a vivere insieme e, dopo qualche mese, nasce il primo figlio, un maschietto. All’altotiberino sembra di ‘toccare il cielo con un dito’: un lavoro, una moglie e anche il primo figlio. La vita trascorre tranquilla e dopo circa tre anni la donna resta incinta di nuovo: questa volta di una femmina. E così l’uomo è ancora padre. Un maschio e una femmina. Una famiglia che continua a vivere, in maniera serena e dignitosa.

Fino al 2006, quando il cinquantottenne inizia ad avere qualche sospetto sulla moglie. Le continue uscite serali delle donna, quelle telefonate di nascosto insieme a lunghe assenze fanno nscere dubbi. E così decide di passare all’azione. Un giorno torna a casa prima del tempo e scopre la relazione extraconiugale della moglie. Immediatamente iniziano le pratiche per la separazione, e fra una udienza e l’altra, all’uomo viene un altro atroce sospetto: e se non fosse il padre naturale dei figli? Così, insieme al legale, esegue il test del Dna. Nel frattempo la causa di separazione si conclude e il giudice decide che sarà il padre a pagare gli alimenti ai figli. Un bel giorno però, tornano i risultati dell’esame del Dna con una sorpresa: nessuno dei due figli di cui si prende cura l’uomo da oltre 20 anni sono suoi.

A questo punto chiede al tribunale il disconoscimento della parternità: che arriva nel 2018. Subito dopo scatta il processo, civile, conclusosi nei giorni scorsi: dopo le istanze da parte dei legali di fiducia e del pm, alla fine il giudice ha deciso che la donna dovrà risarcire l’uomo con 150 mila euro.