Scandalo Gesenu-Tsa, stangata della Corte dei Conti: condanna da 25 milioni

I giudici hanno ritenuto fondate le accuse della Procura secondo cui le società e alcuni dirigenti gestivano la spazzatura senza rispettare le norme. Il risarcimento a favore di 24 Comuni e dell’Ati 2

Raccolta rifiuti (Foto repertorio Ansa)
Raccolta rifiuti (Foto repertorio Ansa)

Perugia, 23 maggio 2023 – La condanna è di quelle pesanti: oltre 25 milioni ai danni di Gesenu, Consorzio Gest, Tsa Trasimeno oltre che di Giuseppe Sassaroli ( ex direttore generale Gesenu), Giuliano Cecili (Gesenu), Luciano Sisani (Tsa) , Roberto Damiano (Gesenu) e Luca Rotondi (Tsa). A emetterla la Corte dei Conti dell’Umbria (sezione giurisdizionale presieduta da Piero Carlo Floreani) in merito a all’inchiesta che in gergo è stata ribattezzata “Spazzatura d’oro connection“ che oltre ai risvolti penali adesso è arrivata a una prima conclusione dal punto di vista erariale.

Nei confronti delle società e di alcuni dirigenti che si occupavano della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti, la Procura della Corte contabile guidata da Rosa Francaviglia, aveva infatti chiesto nel 2017 "a titolo di dolo" il risarcimento del danno di 25,3 milioni in favore dei 24 Comuni serviti dalle stesse società: Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Collazzone, Corciano, Deruta, Fratta Todina, Magione, Marsciano, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Perugia, Piegaro, San Venanzo, Todi, Torgiano, Tuoro sul Trasimeno, Valfabbrica. Dalle indagini effettuate nel 2016 dal Corpo forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza era emerso, in sintesi, che i rifiuti urbani tra il 2013 e il 2015 non venivano trattati come era invece previsto dal contratto di appalto (del valore complessivo di circa un miliardo di euro) e dalle norme ambientali negli impianti di Pietramelina e Borgoglione. Il tutto per risparmiare sui relativi costi. E quei 25 milioni sarebbero dunque stati i profitti illeciti frutto di quelle operazioni contestate dalla procura contabile e riconosciute come tali dai giudici della Corte dei Conti.

Nel dettaglio i soggetti coinvolti sono stati condannati in solido tra loro fino alla concorrenza degli importi indicati per ciascuno: Gest srl 25,3 milioni, Gesenu Spa 20,9 milioni; Tsa Spa 4,3 milioni; Sassaroli 10,4 milioni, Sisani 4,3 milioni, Damiano 4,6 milioni, Rotondi 1,1 milioni. "Risulta acclarato – si legge nella sentenza – che dalla dolosa violazione degli obblighi previsti nel contratto di appalto stipulato" tra le società e i Comuni , "violazione, agevolata dalle concorrenti condotte delle cinque persone fisiche, è causalmente derivato un danno erariale di 25.303530,53 euro".

M.N.

AnnA