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17 gen 2016

Omicidio Meredith, no ai permessi premio per Rudy Guede

L’omicidio di Meredith. Ora il reclamo al tribunale di Roma

17 gen 2016
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RUDY GUEDE
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RUDY GUEDE

Perugia, 18 gennaio 2016 - Rudy Guede non ha operato una "revisione critica" rispetto a quanto accaduto. Nonostante avesse maturato i tempi per accedere ai permessi premio e uscire, anche per poco, dal carcere di Viterbo dove è detenuto, il magistrato di sorveglianza ha detto ‘no’ alla prima richiesta avanzata dall’ivoriano, condannato in via definitiva per l’omicidio di Meredith Kercher a 16 anni di reclusione. La decisione è stata assunta nei mesi scorsi ma non è mai stata resa nota. Ora, però, contro quel provvedimento gli avvocati di Guede – Nicodemo Gentile e Valter Biscotti – hanno presentato reclamo al tribunale di Roma che – secondo quanto appreso da La Nazione – avrebbe già rinviato per due volte la decisione.

Un provvedimento che i magistrati romani, in composizione collegiale, dovranno assumere proprio nei giorni in cui, per la prima volta, Rudy comparirà in tv a "Storie maledette". L’appuntamento è per giovedì sera e, secondo quanto emerge, Rudy ricostruirà la sua vicenda personale continuando a sostenere che Amanda e Raffaele devono dire la verità. I due ex fidanzatini, al centro di un eclatante caso giudiziario, sono stati definitivamente assolti dalla Cassazione nel marzo scorso.

In Tv Rudy ripercorrerà la sua breve e intensa esperienza. Nasce ad Agou, dove resta fino all’età di sei anni prima di trasferirsi a Perugia insieme al padre Roger, muratore. Alle scuole elementari si guadagna l’affetto delle insegnanti e poi coltiva la sua passione più grande, il basket. A 17 anni viene affidato a una famiglia benestante di Perugia. Con loro, nel tempo, i rapporti si inclinano e Rudy si sposta tra Lecco, Pavia e Milano dove abita una zia a cui è molto legato. Torna in Umbria nel 2007 e decide di prendere in affitto un appartamento in via del Canerino, a due passi da Corso Garibaldi in cui viveva Raffaele Sollecito.

Guede il 6 dicembre 2007 viene estradato dalla Germania, dove era fuggito. Rintracciato grazie ad una chat con un amico. Nel frattempo Patrick Lumumba (di lì la frase «nero per nero») viene scagionato. Rudy – rimasto unico colpevole – fornirà nel tempo una versione lacunosa di un delitto maturato mentre lui era in bagno, in via della Pergola, con le cuffie dell’Ipod alle orecchie. Ha sempre detto di non conoscere Sollecito e di aver visto qualche volta Amanda. Poi, però, quando si è trovato in aula, prima si è avvalso della facoltà di non rispondere e poi è stato evasivo. Uno dei difensori degli imputati gli ha ricordato il contenuto di una lettera in cui lui parlava di «orribile assassinio di una splendida ragazza da parte di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox». Lui aveva risposto «Il pensiero è stato sempre nella mia testa, poi l’ho messo per iscritto".

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