REDAZIONE UMBRIA

Pecorelli sarà estradato in Albania. La Cassazione respinge il ricorso

Il ’naufrago di Montecristo’ dovrà scontare quattro anni di carcere. Confermato il verdetto dell’Appello

Davide Pecorelli deve essere estradato in Albania: ora chiede aiuto al ministro

Davide Pecorelli deve essere estradato in Albania: ora chiede aiuto al ministro

di Luca Amodio

AREZZO

Sì all’estradizione. È la Cassazione a mettere la parola fine al caso Pecorelli: ieri sera la Corte si è pronunciata sulla vicenda romanzesca del Conte di Montecristo del terzo millennio che nell’Epifania del 2021 inscenò la sua morte in Albania, salvo esser ritrovato naufrago nove mesi dopo in mezzo al Tirreno. “Cercavo il tesoro di Montecristo”, disse agli inquirenti che lo trovarono in un gommone in avaria. Con sé aveva un piccone e una mappa dell’isola. Adesso dovrà andare in carcere in Albania: si dovrà procedere all’estradizione. Un esito che Davide Pecorelli stesso si aspettava forse, tant’è che a La Nazione aveva rivelato di aver però di avere un asso nella manica. Non si tratta di chissà quale piano diabolico, anzi: è una possibilità prevista dal codice di procedura penale. La speranza è nelle mani del ministro di Giustizia: Carlo Nordio può infatti procedere con l’estradizione, cioè consegnare Pecorelli alla terra delle aquile o al contrario trattenerlo qua. "Faccio un appello al ministro, anche lui è un essere umano. La pena a cui sono stato condannati non è definitiva ed è sproporzionata, poi le condizioni delle carceri sono degradanti". Queste le parole di Davide Pecorelli alla vigilia del verdetto che, adesso, all’indomani dell’ora più buia per l’imprenditore dell’Altotevere, arbitro della sezione di Arezzo, assumono ancor più significato quello di strazio e disperazione. I guardasigilli ha 45 giorni di tempo per decidere le sorti dell’arbitro.

Ieri, davanti alla Suprema Corte i legali del Pecorelli hanno tentato il ribaltone che però non è arrivato. La pubblica accusa ha chiesto la conferma del provvedimento di secondo grado dando il via libera alla consegna di Pecorelli nei Balcani dove era stato condannato a quattro anni per truffa, simulazione di reato, incendio e profanazione di tombe. Reati per i quali si era in parte dichiarato innocente: “Voglio pagare solo per quello che ho fatto”. I legali Massimo Brazzi e Andrea Castori hanno tentato di smontare l’impianto accusatorio facendo leva sulla sproporzione della pena inflitta prevista dal sistema penale albanese. Sono state sollevate le criticità riguardo alle condizioni carcerarie in Albania. Tesi che però non ha convinto i giudici romani che hanno confermato la decisione della corte d’appello di Perugia. Adesso solo Nordio può ribaltare il risultato.