La scoperta fatta da un gruppo di studiosi composto da immunolgi e astrofisici a Milano che dimostra come la luce del sole “neutralizzi” il Coronavirus nelle goccioline di saliva (i ’droplet’ che diffondono il contagio), era stata in qualche modo anticipata dal dottor Enrico Secondari (foto). Il medico internista folignate, in un’intervista a La Nazione il 27 marzo scorso, in pieno lockdown quando il virus avanzava e tutti cercavano il modo di rallentare i contagi, aveva lanciato l’idea di giocare d’anticipo per capire se il...

La scoperta fatta da un gruppo di studiosi composto da immunolgi e astrofisici a Milano che dimostra come la luce del sole “neutralizzi” il Coronavirus nelle goccioline di saliva (i ’droplet’ che diffondono il contagio), era stata in qualche modo anticipata dal dottor Enrico Secondari (foto). Il medico internista folignate, in un’intervista a La Nazione il 27 marzo scorso, in pieno lockdown quando il virus avanzava e tutti cercavano il modo di rallentare i contagi, aveva lanciato l’idea di giocare d’anticipo per capire se il Covid-19 si sarebbe comportato come la Sars 1, dimostrandosi cioè sensibile al caldo e soprattutto all’irraggiamento solare.

"Come? Sperimentando la termoterapia, ovvero prendendo un gruppo di soggetti positivi con sintomi lievi – aveva spiegato –, metterli in un ambiente con temperature oltre i 35 gradi e un livello di umidità elevato. Sottoporli a tamponi di controllo ogni 24 ore per verificare se la carica virale scende. Se succede vuol dire che il virus ha nel caldo il suo nemico". Una intuizione che trova conferma ora nello studio condotto a Milano. "Abbiamo riscontrato – ha spiegato in un’intervista rilasciata ad Avvenire il dottor Mario Clerici immunologo dell’Università di Milano e direttore scientifico dell’Irccc Santa Maria Nascente della Fondazione Don Gnocchi – che basta una tenue dose di Uv-C pari a 3,4 millijoule per centimetro quadro, per inattivare completamente il virus, anche alle dosi più alte: basta un’esposizione minore di quella irraggiata dalle lampade usate per disinfettare gli acquari". Quindi l’ulteriore specifica.

"Abbiamo ripetuto l’esperimento con i raggi Uv-A e Uv-B che raggiungono la Terra e il risultato è stato lo stesso". Ecco dunque perchè la pandemia, oltre che con il distanziamento sociale, adesso è più controllata nel nostro emisfero mentre sta crescendo in quello australe dove è alle porte l’inverno. "Insomma – sottolinea oggi il dottor Secondari –, quella ricerca dimostra che al crescere dell’irraggiamento solare diminuisce il numero dei contagi. Cosa già avvenuta con la Sars 1, poi scomparsa, mentre la Mers no. Peraltro viene spontanea la riflessione: se è vero che il virus è partito dai pipistrelli che vivono in ambienti bui e umidi...". Ci dà indicazioni sul come comportarsi quando arriverà l’autunno?

"Beh il dato è chiaro. L’andamento pandemico sembra inversamente proporzionale all’irraggiamento solare, magari – conclude il dottor Secondari – oltre al distanziamento e all’igienizzazione, si potrebbe provare a usare la tecnica per abbassare la carica virale dei soggetti positivi ed evitare così che sviluppino le conseguenze più gravi del contagio".

Donatella Miliani