Ritrovo al bar
Ritrovo al bar

Perugia, 30 ottobre 2020 - Dalla convivialità ai modi di relazionarsi con gli altri: l’emergenza sanitaria ha stravolto lo stile di vita delle persone. Andare a scuola, all’università, al cinema, fare la spesa, pranzare al ristorante o consumare un caffè al bar non è più come una volta. Dopo la “tregua“ estiva, adesso con il mini lockdown la gente torna a fare i conti con le distanze, le mascherine obbligatorie e i divieti. Chiusi i cinema, i teatri, i circoli ricreativi, le aule studio dell’Ateneo, spente le insegne dei locali alle 18, che ne pensano i perugini di questa nuova stretta? E soprattutto come è cambiata la loro vita? Ecco umori e pareri di giovani e meno giovani. Lucrezia Sabatini e Asia Rinaldi sono due studentesse universitarie fuori sede. Ammettono che è molto triste la vita accademica ai tempi del covid. "Io – racconta Lucrezia – vengo da Gualdo. Arrivo a Perugia con il pullman, e spesso non so dove fermarmi per studiare. La città è diversa. Ha cambiato aspetto. Manca la spensierata presenza dei giovani, le strade sono vuote e fanno paura".

Anche Asia ammette che la vita universitaria è cambiata. "Io – dice – vivo in collegio a Monteluce. Prima si poteva studiare insieme, ora per ovvie ragioni di sicurezza stiamo tutti blindati. Dove ripassiamo le lezioni? Ci diamo appuntamento ai tavoli del bar fino a quando sono aperti".
E ai tavoli del bar all’aperto non rinuncia neanche Sandro Bello, che si concede un’ora di svago e un caffè con gli amici. "L’impressione che ho – ammette – è di abbandono e ansia. A livello nazionale, perché non riceveremo alcun aiuto che gli altri stati sono messi peggio di noi, e in Umbria siamo in ritardo su tutto: dalla sanità ai trasporti. Ritardi ovunque, tempo prezioso e risorse sprecate, quando bisognava fare l’ospedale da campo e potenziare le corse dei pullman. La presidente Tesei ha molta ansia e si vede: questo non promette bene". Poi ci parla di come è cambiata la sua vita, sotto il profilo degli affetti e della professione. "Non vedo mia figlia e i nipoti che vivono ad Ancona da più di un mese e mezzo. Io lavoro con la partita Iva e ho un contratto congelato da tempo. Mi manca la socialità, ma come vede non rinuncio ad incontrare gli amici all’aperto e al bar". Non manca una nota d’ironia: "L’antidoto alla pandemia? Vaccino, tracciamento, regole e ippocastano sempre in tasca!".

Il piacere della conversazione scandita da una spremuta d’arancia o da uno stuzzichino: il rito si consuma all’aperto anche per Linda La Penna. "Tra le rinunce più grandi? Cinema e teatro – ammette – . Mi ha fatto molto male vedere le sale semivuote. E alle fine ripensandoci bene penso che il provvedimento varato dal Governo sia stato un bene. Mi auguro che arrivino gli aiuti. Gli imprenditori dello spettacolo hanno dato prova di grande responsabilità. Non sono ansiosa perché è nel mio carattere rimanere lucida. Come sto affrontando questo periodo? Ho una laurea in filosofia... a qualcosa mi sarà servita!".