Nicoletta Spagnoli, ad e presidente della Luisa Spagnoli
Nicoletta Spagnoli, ad e presidente della Luisa Spagnoli

Perugia, 15 aprile 2020 - «Abbiamo chiesto di tornare a lavorare nel rispetto delle norme di sicurezza, sia pure in forma ridotta, perchè aspettare ancora significherebbe compromettere gravemente la situazione". Nicoletta Spagnoli, ad e presidente della Luisa Spagnoli, non ha dubbi. "Siamo stati tra le prime aziende a mettere in smart working impiegati e dirigenti e a chiudere i nostri punti vendita presenti in Italia ancor prima che il Governo decidesse il lockdown. La salute prima di tutto. Ma la nostra è un’azienda manifatturiera, è arrivato il momento di ripartire. L’Italia è il primo Paese per la produzione del tessile abbigliamento, davanti a Germania e Francia che però non hanno mai smesso di lavorare. Dobbiamo proteggere un settore comunque strategico. In Umbria poi la situazione è decisamente migliore rispetto ad altre regioni. Non ricominciare significherebbe mettere a rischio molte piccole aziende".
Parla della filiera?
"Esatto. Bisogna spiegare quali sono i meccanismi della Moda: si tratta di un’industria stagionale, riparte ogni sei mesi con nuove collezioni che vanno preparate, presentate, vendute e quindi consegnate. Se non riapriremo subito non avremo i tempi tecnici per farlo. Le produzioni vanno inviate anche all’estero entro luglio. Ripeto, intanto in Europa gli altri Paesi hanno continuato a lavorare".
Ma lei ha chiesto ufficialmente di poter riaprire?
"Abbiamo inviato la scorsa settimana un’istanza al prefetto indicando le nostre caratteristiche aziendali e i protocolli di estrema sicurezza che abbiamo intenzione di mettere in campo. Siamo in attesa di risposte".
E i sindacati cosa dicono?
"Guardi, sono orgogliosa di poter dire che sono proprio i miei collaboratori ad aver più volte chiamato in questi giorni per chiedere quando sarebbe stato possibile ricominciare. Loro conoscono tempi e modalità del settore, sono consapevoli dei rischi che ulteriori ritardi potrebbero causare. I sindacati proprio ieri hanno firmato un protocollo di intesa per la ripresa, sia pure in forma ridotta".
Parliamo di quante persone?
"Intanto di una ventina. Quelle indispensabili alla logistica e alla realizzazione del nuovo campionario. Finora la parte grafica è stata svolta in modalità telematica ma ora bisogna procedere a un’attività di tipo manuale".
Parliamo della sicurezza
"La nostra sede di Santa Lucia dispone di oltre 34mila metri quadrati di struttura. A pieno regime ne usiamo 15mila. Siamo in tutto 220 persone. Ho chiesto di tornare ad operare al momento con una ventina di collaboratori, con i quali peraltro lavorerò anch’io. Rispetteremo sia il distanziamento che l’uso di mascherine e guanti e sanificheremo gli ambienti. All’entrata verrà consegnato un kit con tutti i dispositivi di protezione".
La Luisa Spagnoli ha oltre 150 negozi di proprietà in Italia e quanti all’estero?
"Siamo presenti in 40 paesi, con 7 negozi diretti e una cinquantina di monomarca più una novantina multibrand. Nei nostri negozi lavorano oltre 600 persone. Poi l’indotto. Le aziende con cui collaboriamo sono un migliaio, di cui 120 ’aziende storiche’, la metà delle quali si trovano in Umbria"
Lo shopping on line?
"Va bene ma è una piccola percentuale del fatturato. Ora a noi serve portare a termine la produzione relativa all’autunno/inverno 202/21 e preparare il campionario di primavera/estate 2021. O riusciamo a farlo o il rischio di consegnare in mano alla concorrenza di altri Paesi il settore diventa elevato".
Ne usciremo?
"Ognuno facendo la propria parte sì. Noi imprenditori dobbiamo proteggere persone e filiere produttive. Il Governo deve mettere in campo manovre forti e inedite che prevedano liquidità alle imprese e alleggerimento del carico fiscale e contributivo. Ma anche sostegno a famiglie e ai loro mutui per garantire al ripresa dei consumi".
Donatella Miliani
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